Barren Earth – Recensione: The Devil’s Resolve

Barren Earth, supergruppo finlandese dall’impressionante curriculum personale (Amorphis, Mannhai, Moonsorrow, Waltari, Swallow The Sun, October Falls), al secondo album con “The Devil’s Resolve” (a due anni di distanza da “Curse Of The Red River”).

E proprio come i sei musicisti coinvolti rappresentano quanto di meglio la loro terra ha saputo offrire, in termini metallici, così la musica proposta da questo progetto funge da sorta di compendio delle più interessanti sonorità contemporanee, in ambito death, doom, gothic.

La band ideata dal bassista Olli-Pekka Laine è infatti un riuscito incrocio del sound delle maggiori band nordiche (Opeth, Amorphis, Katatonia, primi Sentenced), opportunamente mescolate e fatte proprie, attraverso un’indiscutibile padronanza e capacità, in termini di song-writing e arrangiamento.

Sebbene dunque non ci si trovi di fronte a una proposta originale e innovativa in se e per se (ma, in fondo, quale lo è?), il risultato finale che si può apprezzare in queste otto tracce è davvero valido e avvincente.

Disco cupo e malinconico, ma altrettanto pieno di robusto vigore metallico, “The Devil’s Resolve” è sostenuto in prima istanza da un grande lavoro ritmico e melodico di chitarra (Sami Yli-Sirniö e Janne Perttilä), che ha nella varietà delle soluzioni adottate il suo vero asso nella manica.

Si passa infatti da momenti groovy  e tirati, come “Vintage Warlords”, “Oriental Pyre”, “White Fields”, ad aperture acustiche e atmosferiche, “As It Is Written” e “Where All Stories End”, scorrendo fluidamente e senza attrito l’una sull’altra.

In questo senso il lavoro della band è genuinamente progressivo e sincretico, abbracciando nel migliore dei modi la lezione della storia, che sia quella dei seventies (l’hammond in “The Rains Begins”), oppure i più recenti anni ’90, con lo sviluppo e l’affermazione dell’ondata di band scandinave alle quali i sei musicisti coinvolti fanno riferimento.

Buone le vocals di Mikko Kotamäki, che utilizza lo stesso approccio vario, fra growl e clean, adottato negli Swallow The Sun, permettendo ai brani un discreto respiro, in termini melodici, in collaborazione con le tastiere di Kasper Mårtenson, che non risultano mai troppo invadenti.

Tutte queste ottime qualità interpretative sono rese nel migliore dei modi dal solito superbo lavoro di regia di Dan Swanö, che ha caratterizzato il disco con un sound dinamico e tridimensionale.

I Barren Earth confezionano quindi un secondo album intelligente e di spessore, che riesce per altro a superare, con classe e spontaneità, molte cose ascoltate di recente in ambito scandinavo.

Si segnala in conclusione l’edizione limitata, che contiene altre due tracce: la melodica “Martyrs Of Devotion” e la più tirata e articolata “World In Haze”.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 2012

Tracklist:
1. Passing of the Crimson Shadows 07:17
2. The Rains Begin 04:55
3. Vintage Warlords 04:32
4. As it is Written 07:29
5. The Dead Exiles 06:21
6. Oriental Pyre 05:18
7. White Fields 04:59
8. Where All Stories End 05:55

Sito Web: http://www.barrenearth.com/

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