Recensione: The Devil's Hall Of Fame

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Recensione: The Devil’s Hall Of Fame

Beyond Twilight

Track Listing

Tracklist: Hellfire 2. Godless and Wicked 3. Shadowland 4. The Devil's Waltz 5. Crying 6. The Devil's Hall of Fame 7. Closing the Circle 8. Perfect Dark

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Su una cosa non ci sono dubbi: il 2001 è stato l’anno di Jorn Lande. Il cantante norvegese, fino a poco tempo fa poco più di un’illustre sconosciuto, ha segnato indelebilmente l’annata metallica sfornando una serie di prestazioni d’antologia che lo proiettano direttamente nel paradiso dei singer in grado di fare la differenza. I dischi di Millenium, Ark e Nostradamus sono lì a dimostrato quali siano le doti del biondo vocalist, ma con questo lavoro Lande polverizza la concorrenza esibendo una teatralità fuori da ogni norma che eleva ulteriormente il valore di un’opera comunque tra le più riuscite del momento. Si, perché ‘The Devil’s Hall Of Fame’ è un disco inusuale, intriso dell’umore cupo del dark e carico della maestosità del doom, ma inequivocabilmente metallico nella metodologia espositiva. I ritmi sono spessi lenti ed hanno l’inconveniente di lasciare il tempo di pensare alle conseguenze delle proprie azioni, di rendersi conto di come abbiamo lasciato che la vita ci sfuggisse da sotto le scarpe senza opporre alcuna resistenza. Da questo non può che nascere un miscuglio di dolore, rabbia e desiderio di rivalsa su una quotidianità che lascia l’amaro in bocca a chi si aspetta qualcosa di più che un videogioco, una birra e una fata turchina. Lo spiraglio di luce s’intravede, ma è lontano, dietro di noi e l’unico sentimento possibile resta la malinconia. Raramente mi è capitato di imbattermi in un lavoro così ipnotico e introspettivo, in grado di comunicare emozioni basilari come la paura e la tristezza con un linguaggio che non è quello rinunciatario di un certo rock alternativo o quello pervaso dall’ossessione estetica del dark, ma con la concretezza di chi conosce a fondo i significati reali della parola Heavy-metal. In definitiva i Beyond Twilight si pongono come un’alternativa irrinunciabile ai troppo ortodossi gruppi power-speed provenienti dal nord-centro Europa, spesso dotati di un’immediatezza forzata ed eccessivamente concentrati nella ricerca del ritornello memorizzabile. Qui il rischio del deja-vu è inesistente, ma il prezzo da pagare c’è ed è la necessità di non fermarsi alla superficie con conseguente utilizzo di materia cerebrale e sensibilità emotiva. Secondo noi il gioco vale la candela, poi al pianeta Terra ognuno può dare la forma che preferisce.

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