The Dead Daisies – Recensione: Holy Ground

Pronto già da un anno e composto nel sud della Francia, “Holy Ground” è il quinto album in studio del collettivo dei The Dead Daisies. Il primo lavoro dove troviamo Glenn Hughes alla voce e al basso e che lo vede in sostituzione dei dimissionari John Corabi e Marco Mendoza. Un album la cui uscita è stata rimandata a causa della pandemia, ma che finalmente vede ora la luce e riporta la band sotto i riflettori, in gran spolvero grazie ad undici tracce davvero accattivanti.

Ovviamente l’innesto di Hughes si sente forte e chiaro a partire dalla titletrack che è stata composta da lui per le sessioni di pre-produzione del disco ai Sunset Sound Studios di Los Angeles. Il brano ha un groove davvero intenso e muscolare, caratterizzato da un coro imponente e magnetico, completato dall’incisività dei riff del bravo Aldrich, a cui segue la robusta “Like No Other (Bassline)” dove il basso ha un ruolo predominante nella dinamica del pezzo tanto da includerne anche un assolo funky da urlo che si rincorre tutto il tempo, con la chitarra e con i cori davvero azzeccati e dal mood tipicamente seventies.

Come Alive” è il pezzo più riconducibile al classico sound dei Daisies del passato, una perfetta miscela di puro hard rock americano rinvigorito da ampie dosi di potenza ed energia dal risultato esplosivo, mentre nella ruffiana e dinamica “Bustle And Flow” ,scelta anche come secondo singolo, i rimandi agli Aerosmith sono visibili anche se non marcati. Nella cadenzata “My Fate” emerge il lato più modernista del gruppo, seguita dalla ruffiana e sbarazzina “Chosen And Justified”, in cui è praticamente impossibile rimanere fermi.

Anche la seconda parte dell’album non vede alcun cedimento, anzi troviamo altre composizioni di altissimo livello, come l’intensa “Saving Grace” con Hughes davvero sugli scudi, “Unspoken”, che molti di voi conosceranno in quanto primo singolo scelto dal gruppo  e, per chi scrive, la migliore traccia di questo “Holy Ground”, dall’enorme carica e costruita sapientemente per essere urlata ai live. Subito dopo è tempo di omaggiare gli Humble Pie con una frizzante versione dell’intramontabile “30 Days In The Hole”, prima di congedarci con la pulsante “Righteous Days” e la lunga power ballad “Far Away”, caratterizzata sia dai pregevoli passaggi strumentali che dalla poliedricità vocale di Hughes. Anche questa volta i The Dead Daisies hanno centrato l’obiettivo sfornando un ottimo album che guarda in avanti senza snaturare il proprio sound e per questo è ancora più degno della vostra attenzione.

 

Etichetta: SPV/Steamhammer

Anno: 2021

Tracklist: 01. Holy Ground (Shake The Memory) 02. Like No Other (Bassline) 03. Come Alive 04. Bustle And Flow 05. My Fate 06. Chosen And Justified 07. Saving Grace 08. Unspoken 09. 30 Days In The Hole 10. Righteous Days 11. Far Away
Sito Web: https://thedeaddaisies.com

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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