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The Darkness – Recensione: Pinewood Smile

Anche questa volta partiamo con una storia. Un video, A.D. 2003. MTV, niente di meno. Distratto da questa o quella reazione chimica e dal centesimo “caffè dello studente”, sento partire un riff di chitarra. Vibrante, fresco, talmente fresco che sembra provenire dagli anni ’70. L’interesse aumenta quando dal video vedo spuntare questo tizio ignudo come un verme (abbracciato un accappatoio peloso vivente) che canta in un falsetto fuori tempo massimo. Chitarre, assoli, groove. Anni ’70 ed un modo di vivere il rock talmente folle da essere camp. Ah, per la cronaca era il video di “I Believe In A Thing Called Love”….

Ma ora, “Back to the future”. Si arriva nel 2017. C’è il quinto disco della cricca di Justin e Daniel Hawkins da recensire. Ladies & Gentlemen ecco “Pinewood Smile”.

Parte “profondo” il nuovo album dei The Darkness, un basso pulsante che introduce il solito scatenato Justin che inizia ad urlare “All The Pretty Girls”. Primo singolo primo tassello di un disco che prosegue con la bella, intensa e divertente “Buccaneers of Hispaniola”. Perfetta per essere tra le prossime “hit” da palco dei nostri. Rock insomma, come al solido hard e “festoso”.

“Solid Gold”, parte quadrata e poi scivola via con un ritornello delizioso che vi troverete a fischiettare nel giro di un paio di ascolti. Davvero gradevole. Ritorniamo su territori più intensi con “Southern Trains” , ma che spiazza prima di un solo al fulmicotone con break che si avvicina (o quasi) a certe zone dell’America del nord-est, Seattle nello specifico. Primo “stop” e momento relax con “Why Don’t The Beautiful Cry”. Con una chitarra ritmica che sembra uscire da una radiolina a transistor degli anni 50. Bello anche il chorus, semplice ed anche in questo caso orecchiabile. Con quel non-so-che di Thin Lizzy spruzzati di Queen “Japanese Prisoner Of Love” è decisamente tra le migliori del lotto ed il drumming di Rufus Taylor (Sì figlio di QUEL Taylor….batterista dei Queen Nda.).

Migliore di tutto il “pacchetto regalo” “Lay Down With Me, Barbara”, canzone quasi drammatica che racconta di un amore nato da dei “grattini” (“We created tender love from scratch”….) e che si inceppa tra candelabri e luna piena. Gioiello di non-sense.  Bene anche “Happiness”, che mischia sesso – estate – ego  e gabbiani. Frizzante. Niente di clamoroso ma una buona canzone da macchina. “Stampede Of Love” parte e quasi cita “Blackbird” (The Beatles, capre. Nda.). Una canzone sognante, sorprendente per certi versi. Spiazza la coda “folle” alla fine. Una sorta di ghost-track che sorprende.

Scritto a Putney, registrato in Cornovaglia e prodottto da Adrian Bushby (Grammy-Award winning producer, già al lavoro con Foo Fighters e Muse) “Pinewood Smile” alla fine dei suoi 40 e scarsi minuti non è altro che frivolo, superfluo, irrilevante nella storia della musica, disimpegnato e tutti i difetti di questo mondo che possiamo e potrete certamente trovare. Ma è proprio per questo che questo disco vi piacerà.

Non ai livelli di “Permission To Land” o “One Way Ticket To Hell…And Back”, ma sempre al top per divertimento e coinvolgimento.

 

 

Voto recensore
7
Etichetta: Cookyng Vinyl

Anno: 2017

Tracklist: 1. All The Pretty Girls 2. Buccaneers Of Hispaniola 3. Solid Gold 4. Southern Trains 5. Why Don’t The Beautiful Cry? 6. Japanese Prisoner Of Love 7. Lay Down With Me, Barbara 8. I Wish I Was In Heaven 9. Happiness 10. Stampede Of Love
Sito Web: http://www.thedarknesslive.com

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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