Manimal – Recensione: The Darkest Room

I Manimal sono una di quelle band che vorresti ti piacessero di più. Suonano un metal mai volgare o pacchiano, tecnicamente pregevole, con quella punta di rara influenza Queensryche/Heir Apparent/Lethal che in certo senso certifica il desiderio di uscire dai soliti canoni di rilettura del metal classico più scontato, A tratti si avvicinano ad un’intrigante versione più scura di Stigma IV e Kamelot di metà carriera. Nonostante queste buone premesse il debutto non convince oltre una onorevole sufficienza. Le motivazioni di tale botto mancato non stanno però nella qualità dei singoli, ma piuttosto nell’ordinario svolgimento delle composizioni. Un difetto veniale altrove che però finisce per il diventare decisivo quando si scende in campo in uno stile in cui la particolarità fa molto del valore globale della proposta. Ed invece qui di distinzioni avvincenti ne troviamo davvero poche: i brani scorrono piacevoli e altrettanto innocui, in alcuni momenti anche troppo monotoni, lasciando al termine un senso d’incompiutezza disturbante. Qualche bella armonizzazione, qualche linea melodica azzeccata e qualche riff bello potente che spazza il campo da dubbi. Ecco tutto ciò che rimane dall’ascolto di "The Darkest Room". Troppo poco per farsi illusioni di successo.

Voto recensore
6
Etichetta: Afm / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Shadows
02. The Darkest Room
03. Living Dead
04. I Am
05. Ordinary Man
06. Human Nature
07. Spinegrinder
08. Dreamer Are Fools
09. The Life We Lived

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