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Rivers Of Nihil – Recensione: The Conscious Seed Of Light

Gli americani Rivers Of Nihil arrivano al primo disco dopo aver pubblicato un paio di EP e riescono nella non scontata impresa di proporre di una miscela che è in qualche modo definibile come “moderna” e allo stesso tempo apparire già sentiti. Sono questi i risultati di un momento storico-musicale in cui nulla si riesce più a inventare e tutto suona come un rimescolamento di cose prese a nolo da qualche altra parte. I nostri hanno infatti messo mano ad un blend stilistico che vede come ingredienti il death-core più brutale, il techno death metal e una non trascurabile quantità di ciò che oggi viene definito djent, ovvero qualsiasi cosa sembri in qualche modo mal copiata dai Meshuggah e stemperata da elementi vagamente progressive.

In sole nove tracce più una intro i Rivers Of Nihil riescono infatti a far pensare fortemente ad almeno una decina di band diverse che spaziano dal death metal più canonico, fino al technical-deathcore e, come spiegato, ai maestri Meshuggah per l’utilizzo delle fratture ritmiche e per certi passaggi strumentali più “weird”.

Si tratta di una manovra di collage che a tratti funziona, ma non sempre però riesce come da manuale, con qualche momento un po’ forzato e molti altri che invece lasciano pensare che forse si sarebbe potuto osare qualcosa di più che cercare di essere la djent version dei Job For A Cowboy .

Allo stesso tempo va però riconosciuta ai Rivers Of Nihil una certa capacità nel costruire intelaiature ritmiche avvincenti miscelando passaggi heavy, parti velocissime e armonie nerissime, e in fondo se qualcosa ancora non pare completamente a posto crediamo che trattandosi di un album di debutto si possa anche non essere esageratemene severi e apprezzare quello che di buono si può ascoltare.

Ci riesce però allo stesso tempo un po’ difficile capire dove una band così assemblata possa andare a parare; forse il vero successo sarebbe quello di cominciare a scrivere canzoni più personali, cercando di mettere le evidenziate abilità tecniche e la grande dinamica al servizio di brani dall’identità meno dispersiva.

Per ora li possiamo definire una buona promessa… speriamo riescano a fare anche il passo successivo e diventare una bella realtà.

 

Voto recensore
7
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. Terrestria I: Thaw
02. Rain Eater
03. Birth of the Omnisavior
04. Soil & Seed
05. Central Antheneum
06. Mechanical Trees
07. Place of Serpents
08. Human Adaptation
09. A Fertile Altar
10. Airless


Sito Web: https://www.facebook.com/riversofnihil

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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