Nightingale – Recensione: The Closing Chronicles

Mr. Dan Swanö è, a tutti gli effetti e sotto ogni punto di vista, una delle figure fondamentali del metal scandinavo (svedese, ma non solo), in considerazione di almeno tre elementi: carriera eterogenea, discografia sconfinata e soprattutto una qualità media elevatissima. Non fa eccezione a tali caratteristiche il progetto Nightingale, attraverso cui il buon Dan ha avuto modo di esplorare territori meno estremi del solito (Edge Of Sanity, Bloodbath, Diabolical Masquerade), ma non per questo privi del particolare alone dark e gotico che contraddistingue sempre il nostro (si pensi anche al bellissimo solista “Moontower”).

Nightingale è infatti sinonimo di dark rock di qualità, sia a livello sonoro che concettuale, vera origine del progetto, nato musicalmente attorno a una horror story, piuttosto sui generis, che narra di morte, ombre, destino delle anime e redenzione dalle proprie colpe. Materiale senza dubbio interessante, sviluppato da Swanö, in qualità di deus ex machina, sin dal debutto “The Breathing Shadow” (1995), che, assieme ai seguenti “The Closing Chronicles” (1996) e “I” (2000) rappresenta la vera trilogia narrativa del progetto, successivamente portato avanti, con una line-up allargata, verso coordinate più precipuamente AOR.

Di tutta la discografia Nightingale l’episodio più completo, significativo e valido rimane molto probabilmente questo “The Closing Chronicles”, in considerazione dell’impressionante verve e intensità possedute da queste sette tracce, in cui il musicista di Örebro, affiancato dal fratello Dag, porta a completo sviluppo le idee ancora seminali presenti sul debutto.

L’impasto sonoro è descrivibile come un rock ispirato sia ai grandi dei seventies (per quanto riguarda la componente prog), sia a realtà ottantiane come Sisters Of Mercy (lato dark-synth), opportunamente e personalmente espressi in un’atmosfera malinconica, notturna e nostalgica, che riesce davvero a trasmettere le emozioni di questa anima trapassata, protagonista della narrazione, e del suo rimpianto nei confronti della vita.

Si parte subito alla grande con “Deep Inside Of Nowhere”, la cui intro di piano getta le necessarie basi drammatiche per lo sviluppo di eccezionali linee melodiche, sia chitarristiche che vocali. Proprio sotto questo punto di vista “The Closing Chronicles” e “I” rappresentano il vertice della produzione di Swanö a livello di clean vocals, mai così intenso e ispirato. La tracklist prosegue poi offrendo altrettante piccole gemme dark, come l’articolata “Thoughts From A Stolen Soul”, l’emozionante “So Long (Still I Wonder)” o la groovy “Steal The Moon” (nella quale si rinvengono i prodromi di quella virata AOR, poi sempre più consistente).

L’album non presenta lacune o punti deboli, e riesce a stamparsi subito nella mente dell’ascoltatore, rimanendoci poi a lungo tempo, grazie all’immediatezza e spontaneità con cui scorre. A distanza di ben 17 anni “The Closing Chronicles” è ancora l’intenso e avvolgente disco senza tempo che era nel 1996, e, visto in prospettiva, uno dei migliori esempi dell’estetica gothic-dark, applicata all’hard rock.

Etichetta: Black Mark Production

Anno: 1996

Tracklist:
1. Deep Inside Of Nowhere 07:12
2. Revival 04:24
3. Thoughts From A Stolen Soul 09:00
4. So Long (Still I Wonder) 04:47
5. Steal The Moon 03:17
6. Intermezzo 04:22
7. Alive Again 09:26

Sito Web: https://www.facebook.com/nightingalesweden

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