Opera IX – Recensione: The Black Opera

La rottura è il simbolo sotto il quale ‘The Black Opera’ nasce. La rottura dei sei sigilli che costituiscono le tappe del viaggio spirituale narrato in questo concept album, innanzitutto. Ma anche la rottura intesa come coraggio di andare ancora una volta al di là degli schemi classici del black, sia di quello ritenuto affine allo spirito originario, sia di quello che ha raccolto più ampi consensi negli ultimi anni. Gli Opera IX, lo diciamo con poca fantasia, rimangono un gruppo di culto: quello che è altrettanto necessario dire è che lo fanno con naturalezza, rimanendo in maniera autentica in questa loro posizione, volontaria o meno che sia. A livello musicale il disco si propone estremamente vario, fra cavalcate epiche, parti veloci e screaming violentissimi, miscelando i passaggi con naturalezza e un senso di continuità tanto sorprendente quanto necessario, vista la durata piuttosto lunga dei singoli pezzi. Ma è a livello di suggestione e di immaginario che ‘The Black Opera’ letteralmente esplode, maestoso e oscuro, malato ma lucidamente attento al proprio senso della misura, avvicinandosi ad una plausibile versione black-metal della rigogliosa creatività di un gruppo come gli Opeth. Progressione spirituale e musicale dunque, per un gruppo decisamente fuori dall’ordinario: ascoltate solo l’irrompere delle chitarre sotto le urla di Cadaveria in ‘The Magic Temple’: agghiacciante!

Voto recensore
7
Etichetta: Avantgarde

Anno: 2000

Tracklist: The First Seal / Beyond The Black Diamond Gates / Carnal Delight In The Vortex Of Evil / Congresso Cum Daemone / The Magic Temple / The Sixth Seal / Bela Lugosi's Dead (Bauhaus)

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login