Destruction – Recensione: The Antichrist

Indipendentemente da ciò che si sceglie di suonare, esiste un unico modo per produrre grandi dischi: essere nati per quello, avercelo nel codice genetico. E su una cosa potete scommetterci la pellaccia: i Destruction sono venuti al mondo con una missione, sparare riff a cento all’ora sulla testa di una folla di headbangers esaltati e farlo meglio di chiunque altro. Schmier e compagni muoiono dalla voglia di salire su di un palco e ad ogni possibile critica proprio non sembrano essere interessati: ‘Ok, avete ragione: non abbiamo cambiato una virgola nel nostro sound, abbiamo tirato fuori una copertina ruffiana in pieno stile ‘Infernal Overkill’ e un titolo come ‘The Antichrist’ non fa più impressione neanche alle elementari. E allora? Lo sanno tutti che il metal è ignoranza. Adesso però smettiamola di perdere tempo che devo andare a suonare’. Il fatto è che quando attaccano con ‘Thrash ‘Till Death’ e ‘Nailed To The Cross’ voi cominciate a non riuscire più a stare fermi, loro cominciano a ridere sarcastici e voi capite come la belva non possa essere imprigionata nemmeno dalle pesanti catene del cliché. C’è poco da fare: questo è il linguaggio universale della violenza, non servono interpreti per capire che ‘Bullets From Hell’ vi sta rivoltando le interiora, non serve cultura musicale per farvi godere il riff tagliente di ‘Godfather Of Slander’. Un disco come questo finirà con l’appassionare l’attempato nostalgico degli anni ottanta così come il ragazzino che ha scoperto il metal due ore fa con gli Slipknot. E scusate se è poco…

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: Days Of Confusion / Thrash ‘Till Death / Nailed To The Cross / Dictators Of Cruelty / Bullets From Hell / Strangulated Pride / Meet Your Destiny / Creations Of The Underworld / Godfather Of Slander / Let Your Mind Rot / The Heretic


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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