Il brutal death è sempre maledetto brutal death: sporco, impresentabile e senza troppe variazioni sul tema, ma quando salta fuori un album come questo “The Anomalies Of Artificial Origin”, pervaso di un groove imputridito da cui non si riesce a staccarsi, allora tutto diventa appassionante.
Come capita ormai quasi sempre quei vecchi furbacchioni della Brutal Bands ci hanno visto giusto, sponsorizzando l’uscita di questi musicisti provenienti dalla sempre più prolifica Russia e che dopo un debutto violentissimo, ma anche troppo monotono, mettono a posto quelle due/tre cose in grado di trasformare il risultato finale in una volgarissima miscela fatta di ritmiche rocciose e suono dalle tonalità ribassate, condita da improvvise accelerazioni, senza dubbio di maniera, ma pur sempre efficaci.
La presenza alle vocals dell’ex singer dei Disgorge/Pathology Matti Way non lascia poi dubbi sulla corposa prestazione del nostro dietro al microfono e il suo growling cupissim, ma pur sempre vagamente distinguibile, permette alle singole tracce di conservare una sufficiente diversità d’interpretazione.
Non c’è a dire il vero quella esasperazione iper tecnica che oggi va molto di moda (anche se in questo senso i miglioramenti ci sono rispetto al debutto), ma la band riesce a confezionare brani dall’effetto quasi ipnotico che trascinano ascolto dopo ascolto sfoderando tutte le tipicità del genere e che consentono a “The Anomalies Of Artificial Origin” di entrare tra il novero delle uscite da segnalare.
Stay brutal!!











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