ROSETTA – Recensione: The Anaesthete

Gli americani Rosetta sembrano essere uno dei pochi esempi rimasti di band post-core genuinamente sperimentali e dall’attitudine progressiva. Partiti nel 2005 con l’ambizioso ma altrettanto interessante debutto “The Galilean Satellites” (due cd, l’uno metal e l’altro ambient, da ascoltare contemporaneamente), i quattro ragazzi della Pennsylvania giungono ora con “The Anaesthete” al quarto album, marcando un considerevole stacco col proprio passato. Tale cesura, intuibile sin dalla copertina, che abbandona l’astrattismo per un vero e proprio ritratto fotografico, si traduce in una proposta musicale più asciutta e immediata, come a ribadire un’ulteriore umanizzazione di fondo della loro attitudine, in precedenza molto filosofica e astratta (“A Determinism Of Morality”, 2010).

Ennesimo concept della loro discografia, “The Anaesthete” analizza l’interiorità di un uomo non più in grado di apprezzare la bellezza, una persona ai limiti della pura anedonia, per la quale le fiamme della passione e dei sentimenti (cfr. artwork) sono ormai ridotte a fredde ceneri. Mossi dal paradosso insito nell’annientamento del dolore attraverso l’insensibilità, i Rosetta mutuano dall’etica giapponese categorie e concetti per descrivere i propri brani.

Interessante compendio di una precisa idea di mondo, a livello prettamente musicale “The Anaesthete” non va però molto oltre alla media degli album post-core ascoltati in questi anni, sulla falsariga dei fondamentali Neurosis e Isis, fallendo nel tentativo di sintetizzare con piglio innovativo coordinate stilistiche ormai fruste. Tale sensazione di deja-vu si avverte qua e la lungo tutto l’album, nel quale si alternano momenti anche validi e interessanti, come “Ryu”, “Hodoku” e “Hara”, a frangenti se non dozzinali quantomeno ripetitivi e noiosi (“Fudo”, “Oku”, “Ku”).

Il bilancio generale dell’opera può dirsi ottimisticamente sufficiente solo grazie all’ormai comprovata esperienza del gruppo in sede interpretativa e d’arrangiamento, che evita abilmente quegli scivoloni compositivi altrimenti letali per le sorti del disco. Un mezzo passo falso.

Voto recensore
6
Etichetta: Debemur Morti Productions

Anno: 2013

Tracklist:

01. Ryu / Tradition

02. Fudo / The Immovable Deity

03. In & Yo / Dualities of the Way

04. Oku / The Secrets

05. Hodoku / Compassion

06. Myo / The Miraculous

07. Hara / The Center

08. Ku / Emptiness

09. Shugyo / Austerity


Sito Web: http://www.facebook.com/rosettaband

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