Death SS – Recensione: The 7th Seal

“Il settimo sigillo rappresenta la morte.” Una dichiarazione inquietante e sibillina quella che rilasciò Steve Sylvester in occasione dell’ultima intervista con Metallus, che di fatto getta numerosi dubbi e una forte curiosità sul futuro della horror band per antonomasia. Sarà una fine simbolica o una fine effettiva? Forse sarà il tempo a risponderci. Intanto, ‘The 7th Seal’ è tra le nostre mani e com’era lecito aspettarsi segna un ulteriore cambiamento per una band che in trent’anni di storia ha toccato pressoché ogni stile che potesse dare corpo a quell’alone di mistero che da sempre la avvolge. Dal doom al dark, dal power allo speed, dall’elettronica all’industrial. E il nuovo ‘The 7th Seal’ si pone come un ottimo riassunto delle varie espressioni della band, sviluppando in particolare un’inedita vena hard rock.

Ma andiamo con ordine: il disco comincia con ‘Give’Em Hell’, track di metal moderno, compatto ed oscuro come nella migliore tradizione dei nostri, ma altrettanto assimilabile e dotato di un refrain vincente (non a caso la canzone è stata scelta per essere la sigla ufficiale della federazione italiana di wrestling). Segue ‘Venus’Gliph’ una traccia gotica e sensuale che guarda al periodo più recente dei Death SS: tastiere malinconiche, ritmi mnemonici e un moderato uso dell’elettronica, per un’altra song che non avrete difficoltà a canticchiare già dopo il primo ascolto.

La successiva ‘Der Golem’ guarda invece ad atmosfere più vicine alla darkwave contemporanea, con le intrusioni di un romantico violino, un corpus elettronico più marcato e riferimenti alla musica anni ’50. Un brano “vintage” che non mancherà di entusiasmarvi.

E’ a partire da ‘Shock Treatment’ però, che la band rende palpabile la detta vena hard rock, con brani carichi di groove e dotati il più delle volte dei classici momenti esplosivi che fanno leva sulla fruibilità, eppure sempre molto oscuri, quando serve anche maestosi (‘Heck Of A Day’ e ‘The Healer’ sono un ottimo esempio). Se ‘Psychosect’ gioca su di un inedito gusto seventies, ‘S.I.A.G.F.O.M.’ ci inonda con dei riff rock’n’roll melodici ma sanguigni, ed un chorus quasi pop tanto piacione quanto intrigante.

Un commento a parte lo merita poi la titletrack, suite conclusiva che di fatto propone un mix tra gli stili che confluiscono nell’album e che hanno segnato il continuo mutamento dei Death SS. Il brano, sornione e ragionato, pur non rinunciando all’orecchiabilità, si rende più volte criptico grazie alle venature elettroniche, ai sinistri rallentamenti che vanno a tessere quelle atmosfere horror che hanno segnato la carriera dei pionieri del rock noir all’italiana.

Che sia o meno il canto del cigno dei nostri, il nuovo lavoro dei Death SS si pone su standard elevati (avevate qualche dubbio?) e ci consegna una band in forma con una fantasia compositiva che non vuole saperne di esaurirsi. Chissà, forse un patto con il Satanasso, piccolo, piccolo, lo hanno fatto veramente.

Voto recensore
7
Etichetta: Lucifer Rising / Self

Anno: 2006

Tracklist:

01.Give’Em Hell
02.Venus’Gliph
03.Der Golem
04.Shock Treatment
05.Absinthe
06.Another Life
07.Psychosect
08.Heck Of A Day
09.S.I.A.G.F.O.M.
10.The Healer
11.Time To Kill
12.The 7th Seal


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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