The 69 Eyes – Recensione: Wrap Your Troubles In Dreams

Ci troviamo nel 1997, sono passati due anni da “Savage Garden”, il secondo ed ottimo album di street rock dei The 69 Eyes che ha portato notorietà e riconoscimenti al five piece di Helsinki non solo in Finlandia, ma anche dalle nostre parti, quindi è innegabile l’attesa e la curiosità verso “Wrap Your Trouble In Dreams”. Un lavoro questo che ha segnato il processo evolutivo della band verso sonorità più oscure e decadenti e che con i successivi lavori in studio ha contraddistinto la loro sferzata più goth.

Questo platter esplora ampiamente nuovi lidi e nuove sonorità, non è un segreto che “Antichrist Superstar” di Marilyn Manson uscito l’anno prima ha influenzato e segnato in modo profondo Jyrki (il leader della band) e in questo disco ci sono svariati rimandi anche al lavoro del Reverendo. L’iniziale “Call Me” cover dei Blondie, famoso brano incluso nella colonna sonora del film “American Gigolò” con Richard Gere è quasi irriconoscibile, stravolta e filtrata dalla abrasiva voce del frontman e sorretta da un muro del suono imponente. La successiva e dirompente “D.I.D.”  ci porta a “Broken Man” uno dei pezzi più riusciti ed intensi dell’album, un urlo di dolore e sofferenza, dall’impatto devastante con un incedere martellante che trova pace solo nel chorus volutamente più melodico, quasi a bilanciare le due anime della band. “Too Much To Loose” è dedicata all’amico Claude, leader degli Smack e compagno di Jyrki nel side-project dei Fellow Reptiles, scomparso l’anno prima a causa di un attacco di cuore, invece  “Sore Loser” è un assalto sonoro micidiale, tagliente ed affilato come una lama di un rasoio e non da meno “Skanky Man” e la schizzata “Hellcity 1999”. “Wrap Your Troubles In Dreams”, la title track è una ballad malinconica ed evocativa, accompagnata inizialmente dal piano e sorretta da una sezione ritmica precisa, ma mai invadente e che da alla composizione quell’aria spettrale che entra dritta nell’anima.

Questo album è un’opera coraggiosa che si allontana in parte dai soliti cliché dello street rock in favore di un sound più secco e tagliente e che segna la svolta del gruppo verso il lato più oscuro del rock senza rinnegare le proprie radici che rimangono evidenti ed in bella mostra.

Infine come ciliegina sulla torta va segnalato che l’album è stato prodotto da Timo Tollki degli Stratovarius amico ed estimatore di lunga data del combo di Helsinki.

Etichetta: Gaga Goodies/99th Floor

Anno: 1997

Tracklist:

01. Call Me
02. D.I.D.
03. Broken Man
04. Get Around
05. Too Much To Loose
06. Sore Loser
07. Skanky Man
08. Wrap Your Troubles In Dreams
09. Hellcity 1999
10. Turbobitch
11. L8R S8N


Sito Web: http://www.69eyes.com/

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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