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Tesseract – Recensione: Polaris

“One” e “Altered State” sono stati due lavori che hanno diviso in due il pubblico, tra coloro che ne hanno apprezzato la tenuta sulla distanza (e per quanto mi riguarda il miglioramento dopo ripetuti ascolti) e altri che non hanno mai apprezzato la potenza eccessivamente controllata del loro djent dagli ampi tratti melodici; la critica (soprattutto inglese) in compenso ritiene i TesseracT tra le band più fresche uscite negli ultimi anni e che ora si accasa alla per loro consona Kscope.

Purtroppo però (e mi duole scriverlo) il primo album dopo il ritorno di Dan Tompkins dietro al microfono dopo aver abbandonato gli attualmente più convincenti Skyharbor è eccessivamente monocorde, all’insegna del solito stile che unisce djent (mica tanto in verità, forse solo nei contrappunti slap del basso) e melodia/attitudine simil prog.

Su “Polaris” il cantante inglese usa praticamente sempre il suo timbro più soft (vedi “Dystopia” o il singolo “Survival”) e purtroppo non ci pare che sia presente la stessa scintilla dei primi due lavori; “Tourniquet” ipnotizza con la sua delicatezza ma all’album mancano spunti heavy di un certo spessore a bilanciare le parti più mellow.

L’asettica “Utopia” mette malauguratamente in luce (pur con una parte rappata che ricorda i vecchi Faith No More) un songwriting non all’altezza del passato pur essendo presente qualche variazione ritmica interessante… in pratica manca il pezzo trainante alla “Nocturne” per capirci.

Per ora solo una piena sufficienza ma nulla più per questi simpatici ragazzi che vogliamo anche rivalutare in sede live all’inizio dell’anno prossimo dopo un precedente tour funestato da una serie di sfighe che li vide esibirsi come ridotto trio strumentale di spalla ai Protest The Hero.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Kscope

Anno: 2015

Tracklist:

01. Dystopia
02. Hexes
03. Survival
04. Tourniquet
05. Utopia
06. Phoenix
07. Messenger
08. Cages
09. Seven Names


Sito Web: http://tesseractband.co.uk

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Forcy

    Mannaggia… a me Altered State era piaciuto tantissimo, questo invece non riesce proprio a far presa… e mi spiace, anche perchè le aspettative erano alte, e ritengo i TesseracT assieme ai Perephery fra i più interessanti gruppi “del genere” nonchè fra le ultime uscite in generale degli ultimi anni… spero sia solo un inciampo…

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  2. Paolo

    Assolutamente in disaccordo..Polaris è il loro album migliore! Un capolavoro assoluto.Li trovo più centrati,Tompkins canta spettacolarmente,e ben felice non urli più…

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  3. Pikkio

    Assolutamente in disaccordo con la recensione.
    Questo è probabilmente l’album più maturo e più centrato dei Tesseract, senza tanta fuffa inutile.
    Si è capito di avere un mostro alla voce e ci si è focalizzati nel metterla ancora più in evidenza, con splendide linee vocali e melodie.
    Disco splendido.

    Reply

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