Roswell Six – Recensione: Terra Incognita – A Line In The Sand

Per la seconda volta, Kevin J. Anderson, per dar sfogo in musica alle proprie narrazioni letterarie, ha deciso di creare un’opera sinfonica, chiamando a raccolta il meglio dei singer di prog rock in circolazione. Così, dai Dream Theater, al posto di LaBrie stavolta c’è Charlie Dominici; dei Kansas, la rappresentanza è passata di testimone a Steve Walsh; degli Ayreon invece di Erik Norlander presenzia Arjen Lucassen. E ancora c’è lo sfrattato Michael Sandler da madre Saga; quindi Nick Storr dei The Third Ending ed Alex Froese dei Frameshift. "A Line In The Sand", che esce in concomitanza con il secondo fantasy epico di Anderson, raccoglie la tradizione di hard rock degli anni ’70/’80, la sposa con alcuni arrangiamenti pomposi del progressive metal e regala soprattutto tantissima melodia, spesso indulgendo in ballate oltranziste. L’album non presenta originalità di sorta. E’ sì omogeneo (e questo nonostante la varietà di collaborazioni). Ma la sua principale bellezza sta solo nell’unire tante ugole prodigiose nello stesso cd. L’opera, però, è tutt’altro che prodigiosa e supera a stento la sufficienza per via di un songwriting spesso scontato o, comunque, al di sotto di quanto legittimamente ci si sarebbe aspettato da una tal compagine.

Voto recensore
7
Etichetta: ProgRock Records

Anno: 2010

Tracklist: 01. Barricade
02. Whirlwind
03. La Corona
04. Fedeltà
05. Figlio di mio padre
06. Quando Dio sorrise On Us
07. Need
08. Spiral
09. Battleground (Instrumental)
10.Victory

Sito Web: http://www.myspace.com/roswellsix

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