Angra – Recensione: Temple Of Shadows

Se con ‘Rebirth‘ la rinascita poteva dirsi bell’è compiuta, ora si trattava di far crescere il pargolo “nuovi-Angra” al meglio. Forse però non era stata preventivata una crescita così esponenzialmente rapida, che arriva diritta e spedita ad identificarsi in ‘Temple Of Shadows‘: certamente l’album più completo, maturo, veloce, potente, melodico, aggraziato che questa premiata ditta carioca abbia mai composto sinora. Un concept come da tempo non se ne ascoltavano, basato sulle gesta di un crociato del secolo XI che mise in discussione gli ideali della Roma Papale, e che si sviluppa in atmosfere che fondono quel meraviglioso power che il duo di asce Loureiro/Bittencourt ci ha proposto sin dagli albori della loro carriera, con sentite e calde atmosfere folk brasiliane, nonché con ispirate sensazioni progressive ed ancora con riffs dannatamente pesanti.

Sembrano frasi fatte, ma provate a trovarvi di fronte ad una epica, veloce e folgorante ‘Spread Your Fire‘ dotata di un bridge anthemico e una struttura invalicabile: ci darete ragione! Già da questo attacco si percepisce la superba produzione (esecutiva ad opera di Antonio D. Pirani), in cui ogni nota prende una struttura precisa e massiccia come avviene nella seguente ‘Angels And Demons‘: sapori prog che mutano meravigliosamente in passaggi veloci e massicci, da inchiodarti alla sedia. I nostri ammorbidiscono i toni (ma non troppo) con ‘Waiting Silence‘, mid con forti tinte progressive nella parte centrale del pezzo e con ‘Whishing Well‘, armoniosa e delicata nell’inizio, con i crismi di una ballad in cui le doti di un Eduardo Falaschi vengono fuori come mai prima. Una considerazione di tutto riguardo tocca proprio al singer carioca, da molti non valutato all’altezza del suo predecessore: secondo noi si tratta solo di un’altra timbrica, un altro approccio al vocalizzo, che in questo lavoro trova la sua massima espressione. Un’espressione in cui forse Matos non si sarebbe trovato. Chi scrive non può negare di avere avuto i brividi sulla collottola al sentire l’ “ospite numero uno” di questo concept, comparire in ‘The Temple Of Hate‘: siore e siori, herr Kai Hansen! I duetti con Edu sono semplicemente rasoiate, la musica, ad hoc! Uno speed – quasi made-in-GammaRay – che i fans non potranno non amare alla follia! Arpeggi brasileiros ad aprire gli oltre otto minuti di ‘The Shadow Hunter‘ canzone identificativa del personaggio chiave di quest’opera: un inizio che si trascina bene per tutta la song supportata da una doppia cassa tecnica (quindi non monocorde) e da cori da ascoltare con la massima apertura mentale.

Uno dei più bei brani del disco ha senza dubbio il nome di ‘No Pain For The Dead‘ dove trova spazio un’altra ospite di tutto rispetto quale Sabine Edelsbacher degli Edenbridge, partecipazione che sfocia in rilevanti ed emozionanti duetti con Edu. Tornano all’assalto con toni belli tosti nel mid ‘Winds Of Destination‘ e dalle prime note capisci che hai davanti un altro nome di spicco del panorama teutonico quale Hansi Kursch, singer del Guardiano Cieco: anche in questo episodio della storia si fanno avanti momenti di melodia assoluta, accattivante e in taluni punti sentori progressivi, al limite dell’ oscuro. E in questo bailamme di emozioni non puoi non notare quanto sia stato fondamentale per Kiko e Rafael l’acquisto di due fenomeni della ritmica quali Priester ed Andreoli: il primo, mostro delle pelli ed il secondo, funambolo delle tonalità basse. Dimessi e sospirati momenti in ‘Sprouts Of Time‘ che convergono nella conclusione affidata alle musiche nostalgiche del passato degli Angra di ‘Morning Star‘. Siamo quasi in chiusura dell’album e sembra non potesse mancare all’appello una delle stelle della musica popolare del Brasile, quale Milton Nascimento: in definitiva un’altra delle perle del Tempio Delle Ombre, questa ‘Late Redemption‘ che si affianca alla conclusiva ‘Gate XIII‘, la quale richiama il tema dell’opener ‘Deus Le Volt!’ e chiude con sinfonica classe il lavoro 2004 di una band dal futuro sempre più fulgido.

Da segnalare in chiusura, la magnifica confezione jewel box in limited edition di ‘Temple Of Shadows‘, dove si potrà trovare oltre l’album anche la versione integrale del blasonato DVD ‘Live In Sao Paulo’, testimonianza dello scorso ‘Rebirth World Tour’.

Voto recensore
9
Etichetta: Athreia / Venus

Anno: 2004

Tracklist:

1.Deus Le Volt!

2.Spread Your Fire

3.Angels And Demons

4.Waiting Silence

5.Wishing Well

6.The Temple Of Hate

7.The Shadow Hunter

8.No Pain For The Dead

9.Winds Of Destination

10.Sprouts Of Time

11.Morning Star

12.Late Redemption

13.Gate XIII


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