Lycus – Recensione: Tempest

Funeral doom metal freddo e primordiale per i Lycus, four piece di Oakland, California. La band, formatasi nel 2008 da una costola dei Deafheaven, giunge soltanto oggi al proprio debutto, questo platter intitolato “Tempest”. L’opera prima dell’ensemble  è composta da tre brani, ciascuno dei quali è una lunga suite che si confà a tutti i crismi del genere, ovvero un incedere mesto e monolitico, vocals cavernose  e soluzioni melodiche crepuscolari che vanno ad accentuare il senso di torpore. L’opener “Coma Burn” è un brano che poggia su chitarre robuste, pachidermico e soffocante nella sua marcia lenta e distruttiva come la lava di un vulcano. La parte centrale della canzone tuttavia accelera e trasforma il pezzo in una furente scheggia di black metal primitivo, per poi tornare sulle coordinate iniziali. Pari sorte spetta alla successiva “Engravings”, che tuttavia possiede dei toni ancora più plumbei, da vedersi in una sezione ritmica che procede con muscolare rigore. Il platter si chiude con la titletrack, un brano che nei suoi venti minuti di durata raccoglie l’essenza della band e ad essa aggiunge soluzioni melodiche se vogliamo più “fruibili” (termine da pesare nel giusto modo), con il ricorso ad alcuni arpeggi e momenti sfumati. Di certo “Tempest” non è un album rivoluzionario, ma assolutamente onesto, negli intenti e nella resa. Al di là di alcuni nervi scoperti, da vedersi in alcune parti fin troppo fangose e claustrofobiche, potrà andare incontro alle esigenze di chi segue questo particolarissimo panorama.

Voto recensore
6,5
Etichetta: 20 Buck Spin

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Coma Burn

02.  Engravings

03.  Tempest


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Lycus/156095311142662

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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