Tau Cross – Recensione: Pillar Of Fire

I Tau Cross sono un progetto interessante, che mette a garanzia di ciò la provenienza dei musicisti coinvolti: a partire dal mitico Away dei Voivod, passando per altri interpreti meno noti, ma attivi nella scena underground, fino a Rob Miller dei maestri del crust Amebix. Ed in effetti le influenze che si possono ascoltare nelle canzoni qui proposte, come già nel primo album, sono facilmente rintracciabili nel background degli artisti in questione. Quello che purtroppo non ci pare invece raggiungere i livelli sperati, ed anche qui facciamo il paio con l’album d’esordio, è il songwriting. Se infatti la mescolanza tra punk, dark-new wave, proto-industrial, riff psichedelici e oscuro heavy metal viene qui riproposta con dosi differenti… a conti fatti l’album rimane piuttosto piatto, a volte troppo prevedibile e rétro, e comunque cantato in modo sgradevole.

Non me ne vogliano i fan di Robert Miller, ma la voce è, ancora una volta, insopportabile, il nostro cambia anche registro spesso, ma non ha comunque la versatilità vocale sufficiente ad interpretare nel modo giusto canzoni così diverse e, a voler farla semplice, con la loro marcata influenza Killing Joke e i loop psichedelici, canzoni come “Raising Golem” o “Deep State” sembrano brani dei Voivod scarnificati e ridotti allo stato primordiale, interpretati da un vocalist monotono e gracchiante.

Di bello c’è l’immaginario stilistico in cui la musica dei Tau Cross trova sistemazione; una miscela che fa capire, soprattutto nella seconda parte della scaletta, attraverso brani dal taglio molto più dark e atmosferico come la title track, “The Big House” o “What Is A Man”, che davvero di carne al fuoco ne possiamo trovare.

Qualche buon riff c’è, qualche spunto interessante pure… e a chi si riconosce nelle scelte stilistiche operate il disco potrebbe sicuramente piacere, ma resto convinto, così come per l’album d’esordio, che nell’insieme qualcosa manchi per fare di questa band qualcosa di più di un divertissement e che senza la risonanza inevitabile che si porta a presso un side-project creato da artisti già affermati, un album come “Pillar Of Fire” finirebbe per essere accantonato molto rapidamente.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Raising Golem 02. Bread And Circuses 03. On The Water 04. Deep State 05. Pillar Of Fire 06. Killing The King 07. A White Horse 08. The Big House 09. RFID 10. Seven Wheels 11. What Is A Man

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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