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Voivod – Recensione: Target Earth

Il primo pensiero che si materializza in testa durante l’ascolto della nuova opera targata Voivod è di quelli che sanno confortare l’anima. “Target Earth” è infatti un disco prodotto da una band viva e vitale, un gruppo che non campa solo di magnifici ricordi e del rispetto della scena, ma è capace ancora di scrivere grande musica e di smuovere dentro.

Superare la dipartita di un artista insostituibile come Piggy era un’impresa che non tutti pensavano possibile, ma non c’è alcun dubbio che per una tale difficile sfida sia stata scelta la persona giusta. Il lavoro chitarristico svolto da Daniel Mongrain alias Chewy è infatti straordinario; eccellente non solo perché nei limiti del possibile non fa rimpiangere l’assenza del suo storico predecessore, ma anche perché riesce a centrare il difficile obiettivo di seguire la strada imposta dal ruolo senza per questo diventarne un’imitazione.

Diversità interpretativa negli assoli, passaggi estremamente puliti e suoni taglienti e metallici sono un marchio di fabbrica che non può essere ignorato e semmai il duro lavoro svolto dal nostro per “entrare” a tutti gli effetti nel mondo artistico/sonoro di un grande come Piggy ne ha favorito la maturazione definitiva e gli ha permesso di amalgamarsi alla perfezione con le visioni di una formazione non certo semplice.

I Voivod di oggi appartengono infatti a quella categoria “imprendibile” di band che riescono a progredire senza spostarsi dai propri canoni stilistici, confezionando ancora una volta un lavoro dannatamente riconoscibile, ma allo stesso tempo diverso da qualsiasi altra cosa abbiamo ascoltato in passato. Ad un primo giro resteranno ovviamente impresse le similitudini, rintracciabili più frequentemente con il periodo dell’evoluzione stilistica a cavallo tra ottanta e novanta (ovvero tra “Dimension Hatross” e “The Outer Limits”), ma mettendo il disco in loop ci si accorge subito che tante, troppe sono le sfumature perché il tutto si possa ridurre ad una semplice descrizione generica.

In qualche modo durante il silenzio di questi anni l’universo voivodiano ha continuato a crescere ed espandersi dentro la mente dei suoi creatori e ogni volta che questo vorticoso divenire viene fermato per mezzo di una registrazione appare in qualche modo differente e sfugge da ogni catalogazione.

Impossibile descrivere in modo univoco brani divergenti come “Warchaic”, “Mechanical Mind”e “Kulskap O’Kom” o “Resistence” e “Corpse Estranger”. Sono creazioni in equilibrio precario che possono apparire dirette ed essere contorte fino al limite della dissonanza, suonare psichedeliche e progressive nel telaio, ma abbinate ad un ritmo e ad una linea vocale derivate dal punk. Questi sono i Voivod, questa è la loro musica. Ed essi vivono…

Voto recensore
8,5
Etichetta: Century Media

Anno: 2013

Tracklist:

01. Target Earth (06:05)
02. Kluskap O’Kom (04:24)
03. Empathy for the Enemy (05:46)
04. Mechanical Mind (07:36)
05. Warchaic (07:01)
06. Resistance (06:46)
07. Kaleidos (06:28)
08. Corps Étranger (04:36)
09. Artefact (06:26)
10. Defiance (01:33)


Sito Web: https://www.facebook.com/Voivod

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Giovanni Messere

    Grazie a Chewy, che si dimostra all’altezza del povero Piggy, i Voivod ci regalano un ottimo album.

    Reply

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