Leprous – Recensione: Tall Poppy Syndrome

Pur essendoci ampiamente addentrati in questo 2010 abbiamo scoperto, e non potevamo esimerci dal segnalarvela, una vera e propria gemma passata inosservata nell’anno appena trascorso: “Tall Poppy Syndrome” (che segue il full length autoprodotto “Æolia” e l’EP “Silent Waters”) dei giovani e sconosciuti Leprous (conosciamo solo alcuni dei membri perché hanno collaborato in sede live con gli Emperor prima e con Ihsahn recentemente) è uscito infatti per la statunitense Sensory ma non ha avuto un’adeguata diffusione in territorio europeo per quelle strane leggi che regolamentano il mercato discografico (anche metal) e che tendono a relegare in un angolo i gruppi più originali e fuori schema.

Nonostante il nome potrebbe far pensare all’ennesima band brutal death i norvegesi ci propongono una musica (che potremmo definire “extreme prog/post metal”) che ha tantissimi punti di contatto a destra e a manca ma che per una volta non assomiglia a nessuna band in particolare: “Passing” mette in luce alcune delle caratteristiche principali del sound di questa band con un’alternanza di voci pulite e aggressive, controcanti ottimamente studiati ed una ricerca melodica mai lineare. I vari punti di contatto di cui vi parlavamo ci portano a citare l’avantgarde di band come Arcturus o Vintersorg, gli Opeth, i Pain Of Salvation (soprattutto per il guitar work), i Shaolin Death Squad (altra band sconosciuta ai più) o anche i seminali Psychotic Waltz ma, ribadiamo, il risultato finale è davvero sorprendente per originalità e unicità anche se qualche cosa rimane ancora da migliorare, in particolare per quanto riguarda la prova dietro il microfono di Einar Solberg (che per contro non si può criticare nella veste di tastierista); l’ascoltatore non si rende probabilmente conto della grandezza di “Tall Poppy Syndrome” fino a quando non esplode il coro di “He Will Kill Again” composizione da ascoltare ripetutamente per coglierne sfumature nuove ad ogni “giro” così come la successiva “Not Even A Name” dall’attacco power che si scioglie in un’andatura dal sapore jazz veramente di classe. L’album è paragonabile ad una sorta di viaggio fatto di sensazioni e momenti differenti: la malinconia acustica, il groove permeato di tastiere, la velocità ed in parte alcuni passaggi quasi brutali; la produzione forse non è il massimo o comunque non è a livello di ciò che si meriterebbero questi pezzi ma sinceramente questa caratteristica non ci frena dal godere appieno di questa ora di musica finalmente piena di idee e talento.

Voto recensore
8
Etichetta: Sensory / The Laser's Edge

Anno: 2009

Tracklist:

01. Passing

02. Phantom Pain

03. Dare You

04. Fate

05. He Will Kill Again

06. Not Even A Name

07. Tall Poppy Syndrome

08. White


Sito Web: http://www.myspace.com/leprousband

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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