Taboo – Recensione: Taboo

Se, negli anni pre-Covid, il mio progetto iniziale era quello di visitare in successione le capitali scandinave, è accaduto che alla fine sono tornato per tre volte consecutive nella stessa città: Copenaghen mi ha conquistato per la sua atmosfera, per la sua anima nordica e soprattutto perché ha mantenuto le aspettative di chi, cominciando ad amare i D:A:D dagli indimenticabili anni di “No Fuel Left For The Pilgrims” (1989) ha sempre custodito un pezzetto di Danimarca nel cuore. E proprio dalla Danimarca, che altrimenti il cappello cosa lo facevo a fare, vengono Christoffer Stjerne (voce) e Ken Hammer (chitarre), vere anime di un progetto che, sotto la materna egida di Frontiers, prende il nome di Taboo. Con Stjerne in prima linea negli H.E.R.O. (autori di tre album ed apprezzatissimi in Giappone) e Hammer come fondatore dei Pretty Maids (nonché compositore, produttore ed ingegnere del suono) è fin troppo facile prevedere non solo lo stile prediletto dal duo, ma anche la natura di gioioso musical playground che – nelle parole della stessa casa discografica italiana – questo progetto riveste per entrambi. Liberi o liberati dai rispettivi impegni, i due hanno così trovato l’opportunità di comporre e suonare in autonomia quasi tutto il disco, facendone in questo modo un prodotto nato libero e fortemente personale.

Nonostante la spensieratezza con la quale il disco sembra essere stato voluto ed assemblato, “Flames” è una traccia di apertura dai toni gravi e drammatici alla Kamelot di “The Great Pandemonium” (2010), che lascia intuire come l’hard rock dei Taboo si proponga di intrattenere creando atmosfere ora dense di elementi ed ora più rarefatte (“Bleeding”), orchestrazioni che accompagnano con delicatezza dichiaratamente pop (“Into The Sun”, “See You Again”) oppure con maggiore incisività, lasciando spazio agli assoli di chitarra ed avvalendosi di una ritmica a tratti poderosa (“Demons”) che sostiene l’intera impalcatura. In un quadro così bene assemblato è poi impossibile non dedicare una manciata di parole all’interpretazione di Stjerne, che alla voce pulita associa sia una notevole estensione sia la capacità di rimanere sempre piacevole all’ascolto, anche nei passaggi più tecnici e complessi. E’ anche grazie al suo contributo ed al mixing ordinato di Jacob Hansen che il disco scorre fluido e frizzante, tra un ritornello che potresti ascoltare su DR P4 København mentre vai a comprarti il costosissimo pane da Lagkagehuset (“It’s About Time”) ed un arrangiamento più complesso nel quale le voci si intrecciano, le chitarre ruggiscono ed i ritmi rallentano per qualche secondo prima della successiva scarica di adrenalina (“Sensational”).

Benchè quanto offerto dai Taboo non possa certamente definirsi unico né originale, quanto proposto nel corso di questi agili dieci brani ha il pregio di contenere quel senso di misura e di scopo diretto che associamo al design nordico: proprio come nei tavoli Vangsta, Ekedalen e Strandtorp, il superfluo è eliminato e quello che rimane non fa gridare al miracolo ma, semplicemente, diventa comprensibile ai più e funziona bene. “Taboo” possiede lo stesso carattere, segue le stesse regole e, come prevedibile, ottiene gli stessi piacevoli e durevoli risultati: le sue tracce possiedono la vitalità delle capitali pulite (“Learning To Breathe”), quel senso di rispettosa riservatezza che a noi può apparire scontroso, quella malinconia dettata dagli orizzonti sconfinati e dalle ore di buio (“Powerless”), quel coraggio di semplificare alla faccia di chi dietro al complicato – come fanno alcune band dalle nostre parti – nasconde una desolante mancanza di cuore, di personalità e di idee. Qui, al contrario, tutto conta: e se anche l’acquisto dell’edizione in vinile non appare davvero indispensabile, perché mica si parla di un album così memorabile, il box da venti Compact Disc, formato testardo e redivivo, potrà rendere più positiva la giornata di altrettanti appassionati di rock, di Ikea, di smørrebrød e di nord. Protagonista di una ribellione dolce e gentile, che trova la forza soprattutto nel suo intimo senso di identità, il debutto dei Taboo è un esercizio di sintesi che conquista per la sua assenza di clamore e l’espressione di un intrattenimento autunnale del quale, mentre ci prepariamo all’inverno delle bollette impazzite, non sapevamo di avere così tanto bisogno.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Flames 02. Bleeding 03. Learning To Breathe 04. Demons 05. Into The Sun 06. Powerless 07. It’s About Time 08. See You Again 09. Sensational 10. Daydream 11. In My Head (Bonus Track)
Sito Web: facebook.com/taboobanddenmark

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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