Deathstars – Recensione: Synthetic Generation

Il debutto di Deathstars, band formata da ex membri di Dissection e Swordmaster, ha diviso la critica tra coloro che li bollano come "derivativi" e chi, invece, vede li vede come il futuro del cyber metal (se vogliamo definirlo così). E nessuna delle due correnti ha del tutto torto, in fondo: ‘Synthetic Generation’ è un disco divertente, trascinante, che paga evidenti debiti nei confronti di una serie di band ma che si lascia ascoltare più che dignitosamente. In fondo, le influenze variegate potrebbero soddisfare più di un ascoltatore, dall’amante dei The Kovenant all’affezionato ascoltatore di industrial (Ministry, Nine Inch Nails), proseguendo con il devoto della scena dark anni ’80 (Fields Of The Nephilim e Sisters Of Mercy in particolare). È lo stessto chitarrista Nightmare Industries a confermarci l’importanza di queste band nello sviluppo del suono della band: "Noi amiamo The Kovenant, Ministry, Nine Inch Nails, Sisters Of Mercy, Fields Of Nephilim e tutte le band che hai citato. Penso sia giusto e naturale, siamo un gruppo debuttante ed è normale venire influenzati da ciò che abbiamo ascoltato finora. Penso comunque che stiamo cominciando a costruire un nostro stile; abbiamo già scritto pezzi per il disco successivo e sentiamo di essere cresciuti in personalità e potenza. L’evoluzione di una band è un processo continuo, e noi ci siamo in mezzo. Penso comunque che Deathstars abbiano ancora molto da offrire per il futuro!". In che modo, dunque, Deathstars sentono di aver creato qualcosa di personale? La definizione che la press bio dà della loro musica è un poco esplicativo "sexy chaos", che, in effetti, vuol dire tutto e niente… "’Sexy Chaos’ è un modo divertente inventato da me per definire la nostra musica: sostanzialmente, la musica È il caos, per noi. Ed è sexy perché non è solo questo, ma ha anche una serie di altre caratteristiche: è elegante, è trascinante… è caos controllato, insomma."

Solo divertimento, quindi? Fortunatamente no: la band tiene molto al concept lirico che sta dietro alla propria musica, concept che nasce dalla mente del cantante Whiplasher. "Come band cerchiamo di porci molti interrogativi sulla società di oggi: i testi sono stati scritti in un periodo molto negativo per il nostro cantante, e lui ha cercato di riversare tutte le sue frustrazioni nel concept. E i testi sono particolarmente legati alla musica, tanto che ascoltare il disco senza leggere ciò di cui parlano le canzoni ha poco senso. Sono pensieri sulla sua vita e su ciò che gli succede ogni giorno. C’è poi una forte critica a tutti i tipi di religione, e in generale si respira un’aria di aggressività repressa." Interessante anche la spiegazione del termine "synthetic", usato nel titolo del disco: "’Synthetic’ non si riferisce alla tecnologia e alle macchine, ma piuttosto al modo in cui la gente vive oggi. Siamo tutti così ‘robotici’, non ce ne rendiamo neanche conto ma spesso viviamo come se fossimo noi le macchine. C’è chi non vuole conformarsi alle regole di questa società, e questo li taglia fuori."

Visti pregi e difetti di questo lavoro (salomonicamente presenti in egual misura, crediamo), speriamo che Deathstars dimostrino coerenza con le loro stesse idee e sfornino, in futuro, qualcosa di veramente originale e non "synthetic". Per ora possiamo accontentarci di ciò che abbiamo. Per ora.

Voto recensore
6
Etichetta: Nuclear Blast/Audioglobe

Anno: 2003

Tracklist:

01. Semi-Automatic
02. Synthetic Generation
03. New Dead Nation
04. Syndrome
05. Modern Death
06. Little Angel
07. The Revolution Exodus
08. Damn Me
09. The Rape Of Virtue
10. Genocide
11. No Light to Shun


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