The Poodles – Recensione: Sweet Trade

Cercano di bruciare le tappe, i The Poodles, e con questo ‘Sweet Trade si rifanno vivi un anno – per l’Italia pochi mesi – dopo il loro primo ottimo album, che li ha portati all’attenzione del pubblico di tutta Europa grazie al loro eccellente hard rock melodico, in una tradizione tipicamente scandinava. Gli ingredienti sono sempre quelli, ma va detto subito che qui la presenza di filler balza all’occhio, curiosamente soprattutto nella prima parte. Peccato, perché l’inizio è di quelli memorabili, con la movimentata e melodrammatica ‘Flesh And Bones’: un chorus eccezionale e una performance maiuscola del cantante Jackob Samuel ad incorniciare uno dei pezzi dell’anno. E’ un certo retrogusto malinconico, come nell’opener, a caratterizzare quelli che sono gli episodi migliori di ‘Sweet Trade’, quasi una traduzione in musica delle lunghe notti svedesi che si mescolano all’apparente brio della proposta dei The Poodles.

La band, per il resto, pur in una proposta leggermente più heavy, eccede nell’uso di tastiere, di improbabili voci filtrate (nel pessimo singolo ‘Seven Seas’) e di ritmiche troppo scontate: si sente come gli arrangiamenti, nel rapido processo di composizione e registrazione dell’album, siano stati lasciati in secondo piano. Non che ‘Metal Will Stand Tall’ mostrasse caratteristica diametralmente opposta, tuttavia la differenza c’è tutta. Rispetto all’esordio, invece, c’è lo stesso gusto un po kitsch eppure efficace per la riproposizione di un sound marcatamente anni Ottanta, senza alcun accenno di volersi adeguare al cambio dei tempi. Funzionano bene, in questo senso, pezzi come ‘Thunderball’, in cui la voce di Samuel si avvicina in maniera bizzarra – o forse no – a quella di Andi Deris, ma anche le dirette ‘Band Of Brothers’ e ‘Reach The Sky’, che dall’epoca d’oro di AOR e dintorni recupera anche le chitarre wah-wah. E a proposito di sei corde, il ruolo di Pontus Norgren in ‘Sweet Trade’ è meno incisivo, e forse in ciò è da ricercare una delle cause della mancanza di profondità di cui sopra. Passando agli altri titoli, non può non restare in testa il coro "da accendini accesi" della ballatona ‘We Are One’. Piuttosto intriganti anche le atmosfere di ‘Without You’, ventata d’aria fresca che fa assaggiare come i The Poodles siano in grado di cambiare bene direzione, quando lo vogliono.

Da segnalare la partecipazione di Mats Leven, Matti Alfonzetti e Goran Edman, in quello che rimane comunque un buon album, che farà sicuramente felici quanti hanno già apprezzato il debut dei The Poodles.

Voto recensore
7
Etichetta: AFM/Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist: 01. Flesh And Blood
02. Streets Of Fire
03. Seven Seas
04. Walk The Line
05. Thunderball
06. Reach The Sky
07. We Are One
08. Without You
09. Band of Brothers
10. Heaven's Closing In
11. Kiss Goodbye
12. Shine

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