Svartsyn – Recensione: In Death

Nulla da segnalare all’ascolto della nuova fatica in studio del veterano Ornias e dei suoi Svartsyn. Partita nei primi anni ’90 dopo aver ottenuto consensi e un certo seguito nel panorama underground (“The True Legend”, 1998, prometteva davvero bene) , la band ha finito per impantanarsi lungo i canoni e gli stilemi del black metal ortodosso contaminato dalla violenza del death.

Vero è che nel corso del tempo il progetto ha affinato non poco il proprio bagaglio esecutivo, ma alla base restano delle composizioni datate e poco coinvolgenti di musica estrema di maniera. Chi ha già avuto modo di ascoltare uno dei capitoli precedenti può ben dedurre che il nuovo “In Death” non cambi di una virgola le carte in tavola.

Al giorno d’oggi anche Ornias può contare su di una produzione competitiva, peccato che insista su costrutti sonori veloci e ricorsivi che di quando in quando decelerano per accogliere un certo alone epico, sfornando alcuni pezzi convenzionali (“Seven Headed Snake”, “With Death”) oggettivamente apprezzabili per chi ancora non è stufo della minestra riscaldata, che tuttavia, in una visione d’insieme non decollano e generano noia.

Non mancheranno i difensori pronti a lodare l’attitudine incorrotta dello svedese e il suo eludere le logiche commerciali, ma dal nostro punto di vista un simile immobilismo stilistico di certo non giova alla necessaria vitalità della musica.

Voto recensore
5
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Seven Headed Snake 02. Dark Prophet 03. With Death 04. Inside The White Mask 05. Wilderness Of The Soul 06. Black Thrones Of Death 07. Exile In Death
Sito Web: http://www.svartsyn.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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