Survivalism Boulevard

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Survivalism Boulevard

The Stranded

Track Listing

01. Blood Like Gasoline 3:38
02. Only Death Can Save Us Now 4:28
03. Blackout Season 4:16
04. Ill Will Future 3:45
05. Sulphur Crown 3:38
06. Eclipse 3:46
07. Carnival Shroud 4:02
08. Post-Human Archetype 5:10
09. National Breakdown 4:11
10. Survivalism Boulevard 2:57

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Debutto stellare per il combo italoamericano The Stranded, nato dalla joint venture messa su dal polistrumentista Ettore Rigotti (Disarmonia Mundi) con il collega Claudio Ravinale, il chitarrista Elliot Sloan (skater professionista nel team di Tony Hawk) ed Alessio Neroargento.

Sulla scia di mostri sacri dello Swedish Death, In Flames in primis, l’ensemble dà vita a dieci brani dal livello qualitativo più che buono, dimostrando di non avere nulla da invidiare ad act più blasonati, o forse inflazionati, che brillano nel firmamento del panorama estremo. I nostri amano definire il proprio stile come Modern Metal, una combinazione perfetta di elementi vigorosi: riff granitici e screaming vocals che si amalgamano perfettamente con clean vocals e stacchi melodici molto catchy.

Coniugare la bellicosità di ritmi sostenuti alla melodia di episodi più riflessivi, ma non malinconici, è ciò che riesce meglio ai The Stranded, i quali fanno proprio di questa dicotomia il fulcro del loro songwriting. Con l’opener  “Blood Like Gasoline”  vengono sin dall’inizio calate le carte in tavola: si parte subito a manetta  e con il fuoco nelle vene la band si lancia in una maestosa cavalcata, salvo poi virare verso lidi vagamente Power, soprattutto nella ritmica, con la successiva “Only Death Can Save Us” il cui refrain accattivante rimane sin dal primo ascolto impresso nella mente; stessa sorte per la scoppiettante “Blackout Season”, impreziosita tra l’altro da solos di pregevole fattura e perizia tecnica;  tra le altre “Ill Will Future”, “Post Human Archetype” e la conclusiva “Survivalism Boulevard”,  traccia strumentale dalle sonorità che ricordano in alcuni frangenti i Megadeth di “Youthanasia”, sono i brani che maggiormente spiccano sul resto della produzione.

Pur pagando un tributo non indifferente alla scena svedese, In Flames su tutti, ma anche Pain di Peter Tägtgren specialmente nelle clean vocals, Ettore Rigotti & Co. hanno dato alle stampe un album che non mancherà di lasciare il segno.

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