Header Unit

Carcass – Recensione: Surgical Steel

Spronati da un successo underground che non accenna ad allentarsi nonostante i tanti anni di inattività i Carcass, nelle persone di Bill Steer e Jeff Walker (con la recente aggiunta di Dan Wilding alla batteria), hanno finalmente deciso di rimettere mano al progetto e di pubblicare un nuovo album a ben 17 anni dall’ultima uscita.

Per l’occasione vengono impiegati professionisti inappuntabili come Colin Richardson e Andy Sneap in fase di produzione e missaggio, nonché una label leader del settore come la Nuclear Blast si preoccupa di patrocinare l’intero progetto. Si tratta quindi di un successo annunciato, preparato dall’attività live degli ultimi anni, anticipato da una campagna mediatica massiccia e sostenuto dalla solida credibilità di musicisti che mai hanno smesso di essere produttivi e creativi nel corso del tempo.

E alla fine con “Surgical Steel” tutto va esattamente come programmato, forse fin troppo… si, perché a costo di passare per l’avvocato del Diavolo di turno a noi questo disco non è piaciuto più di tanto. Ascoltare song come “Cadaver Pouch Conveyor System”, Captive Bolt Pistol” o “The Granulating Dark Satanic Mills” fa nascere il sospetto che per l’evento Steer e Walker abbiano semplicemente rivestito di una patina super-professionale idee musicali assai vetuste, quasi a voler rimpiangere la mancanza di certi mezzi per le vecchie uscite.

Più che le singole canzoni viene infatti da commentare la splendida qualità del suono e la resa eccellente delle dinamiche, ma ci pare che tanta grazia sia stata messa al servizio di composizioni che non hanno quel qualcosa in più che ci si attenderebbe da una band che ha scritto pagine dell’importanza dei Carcass.

Quelle sopra citate, ad esempio, sono certamente belle song, ma mancano della complessità armonica e della profondità strutturale delle migliori prove marcate dalla band: fin troppi passaggi sanno di sentito e soprattutto non ci sono, o non sono del tutto azzeccati, quei momenti melodici in grado di caratterizzare un brano in modo indelebile che avevano permesso alla band di differenziare ogni opera da quella precedente.

A questo giro Steer e Walker sembrano volersi concentrare più sul lato “thrashy” del Carcass-style, sfruttando a pieno le possibilità della produzione e costruendo le canzoni più sulla ritmica e sulla potenza del suono. I buoni momenti ci sono, ma canzoni come “A Congelead…”, “Noncompilance….” o la troppo prolissa “Mount Of Execution” finiscono per essere ripetitive e non invogliano certo a proseguire troppo negli ascolti.

Così l’album scorre via piuttosto omogeneo, tecnicamente valido e dotato di “tiro”, ma senza grandi picchi da ricordare. Forse come esempio di re-inizio attività o pensato come un tributo alla grandezza di un tempo “Surgical Steel” può anche fare la sua discreta figura, ma continuiamo a pensare che cancellando questa uscita la (notevole) cifra artistica della band sarebbe comunque sempre la stessa. Non sappiamo se in futuro ci saranno altri tentativi, ma la speranza è che nel caso i Carcass abbiano modo di scrivere canzoni migliori e più particolari, così come in passato hanno sempre dimostrato di saper fare.

Per ora tocca accontentarsi un po’ di quello che passa lo scannatoio…

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2013

Tracklist:

01. 1985
02. Thrasher’s Abattoir
03. Cadaver Pouch Conveyor System
04. A Congealed Clot Of Blood
05. The Master Butcher’s Apron
06. Noncompliance To ASTM F 899-12 Standard
07. The Granulating Dark Satanic Mills
08. Unfit For Human Consumption
09. 316L Grade Surgical Steel
10. Captive Bolt Pistol
11. Mount Of Execution


Sito Web: https://www.facebook.com/OfficialCarcass

5 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Pozzu Barone Omungus

    “accontentarsi” dei CARCASS che han fatto la storia del fottuto metal?????? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Reply
  2. Teodorico Teddy De Nardo

    Non capisco proprio come mai questo album non piace … per me 90 pieno!!!!

    Reply
  3. Gino

    …magari potessimo sempre “accontentarci” di album simili!!! Non voglio fare polemica, ma seriamente qualcuno si aspettava che una band sciolta oltre 12 anni fa si riunisse per poi pubblicare il suo capolavoro in una fase diciamo ampiamente matura del suo ciclo di vita? Mi pare che chi ha scritto la recensione avesse già deciso che voto assegnare anche prima di ascoltare il disco… si sa, il gusto di bocciare i grandi è impagabile!!!

    Reply
    • Riccardo Manazza

      Ti sbagli. E da che mi risulta con 6,5 non si viene bocciati a scuola… E’ esattamente il contrario, il voto non è eccezionale perché mi aspettavo un disco più bello e soprattutto più idee. A maggior ragione perché sono passati anni e questi qui non sono musicisti qualsiasi, ma gente che ha rivoluzionato la musica. Se poi per altri va bene così, meglio per loro. Ma secondo il mio punto di vista rimane accontentarsi.

      Reply (in reply to Gino)
  4. Lorenzo Margadonna

    Sono concorde in pieno con il recensore. Era lecito attendersi un qualcosa di più da dei mostri sacri come Walker e Steer; comunque in questo momento forse è meglio sapersi accontentare nell’ascolto di un album che contiene alcune ottime canzoni. Voto 7,5.

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login