Megadeth – Recensione: Super Collider

Dopo una sequenza di album che hanno raccolto apprezzamento sia dalla critica che dai fan i Megadeth e Dave Mustaine arrivano con “Super Collider” a quella che appare nuovamente una svolta stilistica verso un formato musicale più semplicistico e indirizzato alla costruzione di song più agili e se vogliamo rock oriented.

Come i seguaci del gruppo sanno bene non è la prima volta che Mustaine si mette in testa di scrivere canzoni di questo tipo: già nel periodo che va da certi brani di “Youthanasia” fino al criticatissimo “Risk” i Megadeth avevano cercato di snellire la struttura e puntare con maggiore attenzione su ritornelli e rifiniture armoniche. E purtroppo anche stavolta questa formula non si dimostra a nostro parere adatta alle caratteristiche artistiche del gruppo, in primo luogo perché la voce acida e scarsamente versatile di Mustaine non è in grado di interpretare al meglio brani in cui la linea vocale è così fondamentale. Come conseguenza immediata di ciò non si possono quindi apprezzare a dovere le abilità strumentali di una line-up che pare fin troppo impegnata ad assecondare i desideri del proprio leader.

Resta senza dubbio di gran valore il lavoro svolto dalle due chitarre, ma con una architettura di brani così banale e un riffing troppo spesso poco ispirato non basta qualche finezza e un buon assolo per far uscire certi momenti dalla noia.

Scegliere ad esempio come apripista una song insipida come “Super Collider”, a cui si fa fatica a dare più di due ascolti, non ci pare essere stata una grande trovata promozionale. Ma come questo sono davvero troppi i passaggi che non coinvolgono.

Il mega-rock di “Off The Edge”, “Burn!” “Forget To remember” e “Don’t Turn Your Back” è cantato in modo approssimativo, fin troppo moscio e esageratamente prevedibile nella forma (almeno per una band grandiosa come i Megadeth).

Qualche brano possiamo salvarlo, come la più energica “Kingmaker” (un po’ troppo marcata l’assonanza con il riff di “Children Of The Grave” di Sabbath però) o anche la dinamica “Built For War” e la più intimista “Dance In the Rain”. Anche se il brano più originale e azzeccato ci pare essere “The Blackest Crow”: una specie di country rock reinterpretato egregiamente in ottica Megadeth. A conti fatti la delusione rimane però tanta e riascoltare dischi come “United Abominations” o “Endgame” può solo fare pensare che stavolta qualcosa non abbia funzionato a dovere.

Ci pare più che comprensibile il desiderio di una band storica di cercare nuove forme espressive, ma se questi sono i Megadeth come li vuole oggi Dave Mustaine… beh, semplicemente a noi non piacciono quel granché.

Voto recensore
5
Etichetta: Tradecraft / Universal Music Enterprises

Anno: 2013

Tracklist:

01. Kingmaker
02. Super Collider
03. Burn!
04. Built For War
05. Off The Edge
06. Dance In The Rain
07. Beginning Of Sorrow
08. The Blackest Crow
09. Forget To Remember
10. Don’t Turn Your Back…
11. Cold Sweat


Sito Web: http://www.megadeth.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

9 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Pozzu Barone Omungus

    come altri dischi dei Megadeth, lo si riscoprirà e capirà forse tra dieci anni o venti; per me è almeno un 8,50

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  2. Pozzu Barone Omungus

    e lasciate stare per favore le critiche alla voce di Babbo Mustaine: son argomenti vecchi!!!!!!

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  3. Carlo

    Totalmente d’accordo con Pozzu, non sul voto, per ora il mio si attesta su un bel 7. L’album per me è una piacevole sorpresa, sinceramente ad un album forzatamente “thrash” come United (buono solo in alcuni episodi) o TWNAH o anche ad juno di passaggio come Therteen, preferisco un più sincero Super Collider. Un album coraggioso, equilibrato, forse quello che realmente vuole suonare e cantare (trovo le linee vocali di SC siano le migliori da System in poi) Dave. Probabilmente sarà un flop, tutti is aspettano il solito thrash, anche se poco ispirato, io preferisco ottimi brani come Dance in the rain o Forget, ok più lineari e melodici, ma ispirati.

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    • kraid80

      Esattamente quello che ho pensato anche io. Per me e’ un disco da 7.5.

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  4. MARK HUGE

    Confesso di essere partito prevenuto nei confronti del disco ascoltantdo il singolo…e purtroppo come fanno in molti ,fidandomi di alcune recensioni sui tanti siti e forum dei soliti mi vien da dire detrattori/recensori……avevo dato del rincoglionito al buon Dave, ma mi devo ricredere….il disco SPACCA…soprattutto se lo si ascolta a palla in autostrada, è anche molto vario….e poi non capisco cosa cazzo si aspetta la gente da un gruppo che non deve dimostrare più niente…per me disco da 7.5/8!!!!!

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    • Riccardo Manazza

      Io ho provato a riascoltarlo anche dopo aver scritto la recensione, ma continuo a trovarlo insopportabile per una buona metà e appena passabile per il resto. Anche “Thirteen” all’inizio mi piaceva poco, ma poi l’ho rivalutato… con questo mi sa che è dura. Proprio non mi piace.

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  5. Pozzu Barone Omungus

    il merito è di sapere uscire dal seminato e fare cose diverse; mi è piaciuto il commento di Mark Huge; è proprio un disco bello da scoltare in auto!! è radiofonico e coinvolgente; io sono di parte quando si parla dei Megadeth, ma solo in questo: li considero onesti in quello che propongono. Piace, non piace… quello non è il mio discorso. Ma sono onesti e fanno ciò che desiderano. Così deve fare un artista.

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  6. Giovanni Messere

    Semplicemente un ottimo album dei grandi Megadeth.

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  7. Pozzu Barone Omungus

    caldamente consigliata la versione deluxe con due o tre tracce bonus apprezzabili, compresa la grandissima A House Divided, incomprensibilmente esclusa dall’album “base”. Ma è scritta insieme al coproduttore Johnny K, si vede che Mustaine avrà litigato anche con lui. Uffa

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