Sunstorm – Recensione: Afterlife

Creato e diretto personalmente dal presidente di Frontiers Records, il progetto Sunstorm è certamente uno dei più longevi tra quelli magistralmente serializzati dall’etichetta di Napoli: al debutto con l’album omonimo nel 2005, la discografia della band ha poi offerto altre quattro release prima di arrivare all’ultimo episodio, che prende il nome di “Afterlife” per marcare un ritorno alle sonorità AOR / melodiche delle origini. Nel corso degli anni la band ha conosciuto alcuni cambi di formazione, finendo con l’italianizzarsi sempre di più e salutando oggi l’ingresso in pianta stabile del cileno Ronnie Romero (Lords Of Black, Rainbox) chiamato al compito non facile di sostituire Joe Lynn Turner. “Afterlife” è quindi un prodotto che assume una forte impronta tricolore, scritto da Alessandro Del Vecchio e realizzato nell’ambito di una progettualità che, alla pari di Netflix, impone di creare sempre nuovi contenuti in grado di assecondare in tempi brevi le richieste musicali del mercato. La premessa dal sapore industriale, per quanto interessante dal punto di vista delle strategie di mercato, può però orientare gli artisti ad una produzione a stampo nella quale l’ispirazione ed i suoi tempi possono venire sacrificati, perché ci sono delle scadenze da rispettare e dischi da fare uscire.

Con “Afterlife”, un prodotto ben assemblato e che si avvale con intelligenza della forte personalità del suo nuovo frontman Romero, siamo per fortuna in un territorio collinare nel quale passione, tecnica ed obblighi contrattuali trovano una sintesi soddisfacente per tutti. Pimpante e rifinito, il sesto disco dei Sunstorm vira verso un rock certamente più melodico ma sempre caratterizzato da un dinamismo ed una esuberanza (come quelli dell’ottima title-track) che conquistano. Trascinato dalla pienezza dei suoi cori (“Swan Song”) ed impreziosito dal contributo decisivo di Simone Mularoni (chitarrista dei DGM, che mi piacerebbe ritrovare più spesso sulle spiagge assolate di Frontiers), “Afterlife” mi ha ricordato uno dei primi dischi che ho recensito per metallus.it Derivativo ma non al punto da suonare stantio, alfiere di un rock contemporaneo e consumabile, il disco propone un mix azzeccato di ritmiche moderne e rimandi tastieristici più classici, episodi decisamente hard (“Born Again”) ed altri che beneficiano di un’orchestrazione che davvero eleva il grado di complessità della scrittura, senza tuttavia comprometterne il fascino (“Stronger”). Più di tutto, l’album ha il pregio di risultare un prodotto completo e coerente, e non una semplice operazione di collaudo, o dimostrazione di fattibilità. L’innesto di Romero, funzionale alla scelta stilistica intrapresa dal quintetto, non fa rimpiangere la presenza di Turner (“I Found A Way”, tra le cose migliori del disco, ne è la dimostrazione più lampante), la produzione e gli arrangiamenti (“Here For You Tonight”) di Del Vecchio si possono dire impeccabili sotto ogni aspetto e tutto, bella copertina inclusa, è esattamente come ce lo si potrebbe aspettare.

Proprio nella dolce – e perfino ricercata – prevedibilità sta il limite di queste produzioni, che finiscono per appartenere ad una nuova categoria di progetti liquidi, seriali ed inesorabilmente figli del nostro tempo, meglio valorizzati quando considerati parti di una discografia tiepida e strutturata, piuttosto che slanci incandescenti, romantici, destinati a consumarsi (e consumarci) come fiamme tormentate. Il prodotto mantiene un legame diretto e fortissimo con il processo che lo ha generato, e pare quasi di sentirli – tra gli incastri inappuntabili e perfetti di “Afterlife” – i passaggi allineati, gli elementi messi al loro posto, le durate calcolate ed i segni di spunta posti in corrispondenza di quello che in questo Tetris deve esserci. Check. Check. Check. Dove mancano le asprezze della strada, le delusioni ed i mal di pancia mancano un po’ di rabbia, spessore e storytelling, insomma, ed i dischi assomigliano sempre di più ad entità scolpite che dall’inceppo, dalla frustrazione e dall’inderterminazione devono mantenersi il più possibile alla larga. Se anche, grazie a musicisti di questo calibro e ad una macchina organizzativa di precisione svizzera, è oggi possibile ascoltare tanto rock di alto livello, figlio candido ed incolpevole delle opportunità, è pur vero che comincia a mancarci il sapore amaro di un ascolto pessimo… al quale spesso seguiva l’insperata scoperta di un capolavoro tormentato ed uscito dal nulla, che con le sue scintille ci avrebbe accompagnato per anni.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2021

Tracklist: 01. Afterlife 02. One Step Closer 03. Swan Song 04. Born Again 05. Stronger 06. I Found A Way 07. Lost Forever 08. Far From Over 09. Here For You Tonight 10. Darkest Night 11. A Story That You Can Tell
Sito Web: facebook.com/SunstormMusic

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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