Sunn O))) – Recensione: Kannon

Dopo un 2014 all’insegna delle collaborazioni con artisti distanti ma al tempo stesso convergenti come gli Ulver e Scott Walker, la premiata ditta Anderson / O’Malley torna con un nuovo album a nome Sunn O))), sei anni dopo quel mostro di avanguardia sonora chiamato “Monoliths & Dimensions”.

Musica, immagini e simboli vanno di pari passo. Il termine “Kannon” arriva dal giapponese e sta a indicare la pietà del Buddha, colui o colei che poggia il suo orecchio sul mondo per udirne il lamento. La musicalità del disco è ben rappresentata dall’opera in copertina, una visione personale de “L’Estasi di Santa Teresa” operata dalla designer svizzera Anna LaFont Bollinger. Ferma è la materia, ma costante il movimento suggerito, un gorgoglio che si presenta durante l’ascolto.

“Kannon” è forse uno degli album più continui e lineari composti dal duo in tempi recenti, per alcuni aspetti assimilabile ai lavori dei primi 2000, ma non altrettanto buio, bensì (termine da prendere assolutamente con le pinze) più accessibile, soprattutto se vogliamo/dobbiamo paragonarlo a “Monolith & Dimensions”, esempio di come l’avanguardia dronica possa non soltanto stordire, ma sfinire l’ascoltatore.

Siamo chiari, “Kannon” non è un disco facile o radiofonico, stiamo parlando dei Sunn O))). Eppure questa volta Greg Anderson e Sthephen O’Malley optano per il sentiero diritto, per la pisciata corta e mirata che in poco più di trenta minuti dice tutto senza perdersi in panegirici.

Il disco è diviso in tre movimenti ciascuno dei quali è simile ai rituali di una messa in divenire. Gli scenari dronici ripetitivi nascono nel primo capitolo dalle chitarre e dai bassi distorti di Anderson e O’Malley, accompagnati dai synth accennati e dalla voce mantrica, rantolante di Attila Csihar (ormai il terzo Sunn O)))), impostata su tonalità liturgiche. Il secondo episodio si fa ancora più muscolare e distorto, i synth del fido Steve Moore dipingono melodie inquiete ma di una strana piacevolezza, mentre la voce, ora profonda e monastica, si rende narrativa. La terza parte chiude con un forte groove metallico, monolitico e disturbante, adatto ad accogliere lo screaming.

Arriviamo al termine della funzione con la certezza che i Sunn O))) questa volta abbiano preferito spogliarsi della sperimentazione e del “troppo” preferendo un approccio diretto e senza fronzoli, dove importantissimo è il riscontro emozionale. E “Kannon” non fallisce l’impresa di essere un lavoro affascinante e plumbeo, un lunga preghiera dronica dove il rumore e il silenzio lasciano timidamente spazio alla forma-canzone.

Voto recensore
7
Etichetta: Southern Lord Recordings

Anno: 2015

Tracklist:

01. Kannon 1
02. Kannon 2
03. Kannon 3


Sito Web: https://sunn.southernlord.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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