Blood Of Kingu – Recensione: Sun In The House Of The Scorpion

Titoli lunghissimi dai rimandi roboanti, artwork dal sapore mistico e una cover dei Beherit in tracklist. Non è certo difficile indovinare su quale coordinate stilistiche si muove la proposta degli ucraini Blood Of Kingu (nella line-up trovano spazio musicisti provenienti da progetti più noti come Drudkh e Hate Forest). La band suona infatti un bel black metal tirato, ma non caotico, che si avvale di una produzione grattata al punto giusto, senza davvero mai scivolare nel rumore fine a se stesso. Qualche tentativo di differenziarsi dagli standard più comuni lo fanno: la voce ad esempio rimane a metà tra screaming e growling, rincorrendo un’espressività personale che a tratti riesce anche a far emergere. I brani sono poi sufficientemente variegati e arricchiti da inserti non proprio convenzionali in grado di creare tappeti ritmici rituali e lugubri atmosfere. Ci pare riescano più convincenti nei momenti più cupi e doom-oriented, mentre i brani più marcatamente “speed” faticano a tenere alta la tensione a causa di una ripetitività fin esagerata. Nel complesso però i Blood Of Kingu se la cavano egregiamente e sicuramente meritano una certa attenzione da parte dei cultori del black-death più underground.

Voto recensore
6
Etichetta: Candlelight / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist:

01. Herald of the Aeon of Darkness

02. Those That Wander Amidst the Stars

03. Cyclopean Temples of the Old Ones

04. Incantation of He Who Sleeps

05. Guardians of Gateways to Outer Void

06. Ceremonies to Awake Thy Ageless Hate

07. Morbid Black Dreams Bringing Madness

08. The Gate of Nanna (Beherit cover)


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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