Summoning – Recensione: With Doom We Come

Quando si è i fondatori di un sottogenere, o comunque i fautori di sonorità originalissime e peculiari, è normale ottenere un certo status e particolari attenzioni in occasione dell’uscita di ogni nuovo album. Rientrano a pieno diritto in questa categoria i Summoning, ideatori del cosiddetto fantasy black metal, che ci hanno fatto trepidare ben cinque anni prima di presentarci il loro ottavo disco “With Doom We Come”: un’opera affascinante ed evocativa, come è proprio dello stile dei nostri, che ben ripaga la lunga attesa che ne ha preceduto la release.

Tenetevi dunque pronti a immergervi in atmosfere grandiose, dense di mistero, a volte inquietanti e altre intime e delicate, com’era lecito aspettarsi dall’universo plasmato dal duo austriaco, che trovano la forma di brani lunghi e squisitamente ripetitivi: ovviamente nel senso più che positivo del termine, dal momento che gli estenuanti pattern creati dalla band sono sempre funzionali allo schema globale e volti a generare quella tensione che rende speciale ogni loro platter.

E’ subito un esempio di questa tendenza “Tar-Calion”, insolita intro fuori dal comune nei suoi oltre 7 minuti di durata, in cui un motivo marziale e orientaleggiante si alterna a una voce profonda e teatrale per tutta la durata del pezzo. Si guarda quindi sempre a oriente con la solenne “Silvertine”, attraversata da riff di chitarra tanto immediati quanto efficaci e da un’accattivante melodia che emerge sullo sfondo, altri marchi di fabbrica del gruppo, nonché dall’immancabile tappeto di tastiere allestito dall’ensemble.

Si cambia decisamente registro con il lieve ritmo della più delicata e quasi lounge “Carcharot”, davvero particolare anche nel suo cantato meno aspro e cupo del solito, cui segue la pianistica e leggiadra “Herumor”, altra canzone dall’alto tasso d’elettronica. Per ritrovare un po’ della maestosità tipica dei Summoning dobbiamo attendere la variegata “Night Fell Behind”; tra di essa e le due tracce citate in precedenza trova spazio anche la breve e curiosa strumentale “Barrow-Downs”.

Si chiude alla grande con le due lunghe suite (più di undici minuti a testa) “Mirklands” e “With Doom I Come”, brani raffinati e cesellati fin nel minimo dettaglio, in cui Protector e Silenius mostrano tutto il proprio potenziale creativo. La prima cattura l’ascoltatore col suo incedere ipnotico, la seconda lo annichilisce con le sue improvvise potenza e magniloquenza, che già a metà pezzo virano però verso una magnifica ed ariosa apertura.

In “With Doom We Come” non si respirerà l’atmosfera epica e malinconicamente eroica che si poteva assaporare in altri album dei Summoning, ma forse il punto di forza di questo ennesimo, bellissimo lavoro ad opera del combo viennese sta proprio in questo. La dimensione intimista e l’animo elettronico/industrial prendono qui spesso e volentieri il sopravvento, senza oscurare in ogni caso il sentimento fantastico che pervade ogni nota della band, garantendo ulteriore vivacità e forza alla sua ineccepibile discografia. In estrema sintesi: dopo appena pochi giorni abbiamo già tra le mani uno dei dischi dell’anno, e forse non solo per i patiti di questo genere di sonorità.

Voto recensore
9
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Tar-Calion 02. Silvertine 03. Carcharoth 04. Herumor 05. Barrow-downs 06. Night Fell Behind 07. Mirklands 08. With Doom I Come
Sito Web: https://www.facebook.com/SummoningBand/

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. luca

    mi arriva prox settiamna e sono molto curioso, seguendo i summoning sin dagli inizi, con il precedente album avevo storto un po il naso in quanto il disco sembrava “stanco” come se il duo austriaco non avesse piu ispirazione. davvero curioso del nuovo album 🙂

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