Summoning – Recensione: Minas Morgul

Sono già passati vent’anni da quando l’austriaca Napalm Records diede alle stampe il secondo full length dei Summoning, progetto nato nel ’93 e composto dai bardi Protector (voce/chitarra/synth) e Silenius (voce/synth): dopo l’uscita di “Lugburz” (ruvido esordio dove figurava Trifixion alla batteria e cui prese parte anche il tenebroso Pazuzu) il gruppo si era ridotto a duo, iniziando subito a dilatare di molto i tempi dei pezzi, che anche grazie all’inserimento di copiosi tappeti di tastiere e al ritmo di una drum machine incessantemente fluida e perlopiù lenta nelle cadenze (doom?), getteranno le basi per quelle sonorità, originalissime nello stile, che renderanno celebre la band nel circuito underground.

Il disco di cui vogliamo parlarvi questa volta (registrato e mixato al Tonstudio Hörnix), come del resto tutta l’opera del gruppo, non poteva che parlare la lingua di Tolkien e ispirarsi al suo favoloso mondo, quella Terra di Mezzo che, se a tanti gruppi metal ha fornito più o meno direttamente argomentazioni per testi e richiami, dei due musicisti austriaci ha esplicitamente influenzato ogni mossa nel segno del ‘fantasy black metal’. Se su “Minas Morgul” non mancano capitoli elettronici che potremmo quasi definire industrial (“Soul Wandering“, “Orthanc” e “Dagor Bragollach“), i quasi 70 minuti del platter si dividono tra granitici e lineari giri di chitarra black infarciti di ballate ambient (emblematiche “The Passing“, “Ungolianth“), coinvolgenti nel loro indisturbato incedere graduale e quasi meccanico (nella sua affascinante semplicità e compostezza, il riff della strepitosa “Marching Homewards” sembra non finire mai e lo si vorrebbe riascoltare all’infinito). Il tutto è supportato da uno scream narrato ed echeggiato, che sembra venire da mondi lontani. E se il duo si lascia andare a momenti dalle tinte gothic come “The Legend Of The Master-Ring“, trovano spazio anche episodiche accelerazioni di drum machine (in “Lugburz“, “Morthond“, “Through The… “) che aggiungono quel minimo di vivacità necessaria a conferire maggiore completezza all’opera. Le danze si chiudono con la maestosa “Dor Daedeloth“, 10 minuti riassuntivi di tutto il disco fatti di suggestioni atmosferiche molto intense in cui, credetemi, c’è davvero da perdersi (come del resto osservando l’indimenticabile copertina).

Non ci resta quindi che suggerirvi l’ascolto di questo fondamentale ma leggermente sottovalutato pezzo di metallo nero mitteleuropeo, un black unico, anomalo rispetto agli standard di quegli anni perché cadenzato, ragionato e ghiacciato (ma non glaciale) nel suo sviluppo lungo un’unica direttrice, diciamo anche concepito da un punto di vista più fantastico/intimista, e proprio questo collocabile al livello di quello scandinavo coevo, più feroce e disincantato sia nei testi che nelle melodie. Come potrete immaginare da quanto dicevamo poc’anzi sulla coerenza estetico-musicale della band, se resterete soddisfatti da “Minas Morgul” vi piaceranno sicuramente anche gli album successivi, in particolare “Dol Guldur”, analogo nello stile ma ancor più meditativo.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 1995

Tracklist:

01. Soul Wandering
02. Lugburz
03. The Passing Of The Grey Company
04. Morthond
05. Marching Homewards
06. Orthanc
07. Ungolianth
08. Dagor Bragollach
09. Through The Forest Of Dol Guldur
10. The Legend Of The Master-Ring
11. Dor Daedeloth


Sito Web: http://www.summoning.info/

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