Summoning – Recensione: Dol Guldur

Nonostante l’originalità e la coerenza della loro proposta musicale, sin dagli esordi i Summoning sono stati relegati in secondo piano dalle riviste che si occupavano di metallo pesante, ma proprio in virtù di ciò questa volta vogliamo andare a riprendere un capitolo fondamentale del loro black metal, un black rallentato, atmosferico, sempre estraniante nelle sognanti, ipnotiche melodie e nelle liriche eternamente debitrici del meraviglioso mondo di J. R. R. Tolkien. Né più né meno ci si aspetta di trovare in un album dei due austriaci, ed è proprio ciò che si può apprezzare nei quasi settanta minuti del terzo full length firmato dal mitico combo composto da Protector (al secolo Richard Lederer, chitarre/tastiere/voce) e Silenius (Michael Gregor, basso/tastiere/voce, al tempo anche vocalist degli Abigor).

Dol Guldur“, registrato all’Hörnix Studio da Georg Hrauda e dato alle stampe dalla conterranea Napalm Records, conta vent’anni di vita e risulta essere il disco più venduto della band: si tratta di un lento, inesorabile viaggio nella Terra di Mezzo dove le tastiere hanno un ruolo preponderante, lo scream si dilunga trascinando le parole e l’incessante incedere della drum machine accompagna l’ascoltatore in una dimensione sonora che se da un lato segue altre tempistiche sia rispetto a quelle del black di scuola mitteleuropea che da quelle del doom metal, dall’altro non sconfina mai nella dark-ambient; oltretutto il massiccio utilizzo del delay conferisce al suono un costante senso di epicità, che a conti fatti risulta necessario a renderlo intrigante e mai noioso (rischio plausibile, vista la durata media delle tracce). I pezzi sono tutti indimenticabili: si parte con un’azzeccata intro strumentale e disorientante, perfetta per aprire la strada a “Nightshade Forests” (che pochi mesi dopo il duo sceglierà per dare il titolo a un bellissimo mini-album), cui seguono la battagliera “Elfstone”, l’intensa e malinconica “Khazad Dúm” e la dilatata “Kôr“, mentre con “Wyrmvater Glaurung” si stacca con un breve e oscuro motivo di synth, per poi tornare alla carica con la grandiosa “Unto A Long Glory…“; nella traccia conclusiva i toni sono quelli del commiato, e alla fine del pezzo lo ‘scream sussurrato’ acquisisce una distorsione robotica che, strano a dirsi, funziona alla perfezione in questo contesto. Per inciso segnaliamo che il lavoro risente non poco di quanto partorito in quel periodo dai gotici Die Verbannten Kinder Evas, formazione nata nel ’93 come progetto parallelo dei Summoning e dopo un paio d’anni abbandonata da Silenius.

Riassumendo, possiamo affermare che ascoltando questo e gli altri lavori del duo viennese (possibilmente in cuffia e ad occhi chiusi…) è possibile accedere a un mondo lontano anni luce dalla vita convulsa e stressante in cui siamo completamente immersi, regolato da altri ritmi rispetto a quelli a cui ormai siamo inevitabilmente avvezzi, un mondo senza tempo e senza fine fatto di racconti leggendari, creature fantastiche ed epiche battaglie, insomma con la musica dei Summoning entrerete in una dimensione che a qualcuno sembrerà banale e scontata perché ascrivibile all’universo fantasy, ma che se saprete apprezzare nella sua integrità non vi deluderà assolutamente, sempre che vi piaccia il black metal. Anche se, lo ribadiamo ancora una volta, non si tratta di black metal propriamente detto…

Etichetta: Napalm Records

Anno: 1997

Tracklist: 01. Angbands Schmieden

02. Nightshade Forests

03. Elfstone

04. Khazad Dúm

05. Kôr

06. Wyrmvater Glaurung

07. Unto A Long Glory...

08. Over Old Hills
Sito Web: https://www.facebook.com/SummoningBand/

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