Sum 41 – Recensione: Order in Decline

Il tempo sa essere davvero crudele, a volte, per i gruppi. Una volta, i canadesi Sum 41 erano uno dei tanti gruppi pop punk spensierati, giovani e abbastanza ridicoli cantando di temi adolescenziali, voglia di ribellione e positività, ma col tempo Deryck Whibley si rivelò incapace di dare una svolta capace di convincere, trasformando la band in un clone dei Disturbed con inutili fissazioni con un tipo di metal dozzinale, stucchevole e fin troppo ripetitivo con “Chuck”. Allora erano tempi aggressivi e di una politica negli Stati Uniti disastrosa, specialmente negli affari esteri: non a caso, in pieno governo democratico, cominciarono a perdere colpi con “Underclass Hero”, il quale già dal proprio titolo era un trionfo di cliché pseudo-politici che non avevano le melodie coinvolgenti e la giovinezza del debutto. Invecchiati male, e molto in fretta.

Adesso ci ritroviamo un gruppo tenuto in ordine con delle fila estremamente fragili: Dave Baksh tornò nella formazione in occasione della registrazione di “13 Voices”, ma il gruppo mantenne il suo sostituto Tom Thacker (già frontman dei Gob), mentre nel frattempo Deryck Whibley godeva (e tutt’ora gode) di una salute precaria dopo una battaglia con l’alcolismo durata anni che gli è costata un’insufficienza renale. Insomma, non esattamente il primo gruppo su cui si vorrebbe credere ed investire tempo e denaro ad un’occhiata veloce. Le cose non vanno più bene da un bel po’ di tempo, specialmente se guardiamo a cosa hanno fatto Green Day, New Found Glory e Blink-182 nel frattempo: a differenza loro, i Sum 41 sono diventati un gruppo serio, austero, inoffensivo e drammaticamente… anziano.

Turning Away” inizia le danze con ritmiche robotiche, quasi statiche, e melodie drammatiche in Fa# minore che risultano quasi tragiche, il suo ritornello è più un taglio che un’esplosione, “Out for Blood” è claustrofobica, con le sue note in Do#, il suo velocissimo assolo in sedicesimi e il suo testo depressivo all’inverosimile (“All that we have is just slipping away / And I don’t believe that it’s gonna be okay / You can’t stop the bleeding, it’s almost too late / You’re leaving this all behind with hell to pay”), “The New Sensation” è al contrario aggressiva (“Now it’s your right, ’cause every dog has got its day / We’re here to fight, resist in every way / Now it’s your right, it doesn’t mean that it’s okay / The end’s in sight, ’cause every dog will have its day”) e anche “A Death in the Family” non scherza. I riff in pentatonica Re minore di “Heads Will Roll” sembrano una velata dedica agli ora sciolti Soundgarden, “Never There” è una ballata pastorale e melodica, e “The People Vs…” simpatizza con il thrash metal degli anni Ottanta (non a caso, è riferita al presidente Donald Trump senza nominarlo), da sempre un’influenza del gruppo.

Dopo così tanti anni di attività, non è una novità che un gruppo come i Sum 41 perda il mordente di un tempo e cambi approcci al punto da risultare l’opposto della spensieratezza dei primi anni 2000: ormai è chiaro, il gruppo è invecchiato, e neanche bene. L’album è liscio, sintetico e abbastanza leggero, specialmente nella seconda metà. Le aspettative dell’album erano quelle di un lavoro “pesante e oscuro” (parole di Deryck Whibley, che tra l’altro lo ha prodotto e registrato), ma al contrario non lo è affatto: se le prime canzoni tendono ad avere accordature più ribassate e ritornelli al doppio del volume delle strofe (non capiremo mai questo brutto vizio di pompare quello che non dovrebbe essere pompato), quelle successive sono l’esatto opposto, oltre che decisamente irritanti. Meno dispersivo del precedente ma comunque incostante e con poche novità, “Order in Decline” sembra essere stato fatto più per dovere per mantenere attivo il gruppo che altro. Per fortuna, non tutti i gruppi pop punk hanno fatto la fine dei Sum 41.

Etichetta: Hopeless Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Turning Away 02. Out for Blood 03. New Sensation 04. A Death in the Family 05. Heads Will Roll 06. 45 (A Matter of Time) 07. Never There 08. Eat You Alive 09. The People Vs... 10. Catching Fire

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Helios

    Considerando che Chuck è quasi uninamimamente considerato il loro album migliore e uno dei migliori del genere, e che nel nuovo album le novità ci sentono e tanti critici le hanno notate, questa recensione mi lascia a dir poco perplesso. Punti di vista, per carità.

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