Sùl Ad Astral – Recensione: Sùl Ad Astral

Una buona scoperta nel panorama underground: parliamo dei Sùl Ad Astral, two piece neozelandese che presenta la prima fatica sulla lunga distanza, un album che porta lo stesso nome della band. I nostri sono inscrivibili in quel genere facente parte del filone post black metal – non a caso si potrebbero citare gli Alcest tra le principali fonti di influenza – un panorama che trascende la materia nera combinandola allo shoegaze e alle atmosfere della darkwave. Non c’è che dire, i due giovani musicisti sembrano aver imparato molto bene la lezione e mettono in luce delle idee chiare che potranno determinare solide basi su cui costruire il futuro. Ne abbiamo un esempio immediato nella lunga overture strumentale “To Cherish”, un brano graffiante e oscuro che si lascia andare a innesti melodici, mischiando con classe la ruvida sostanza del black a profondi richiami classici e alla musica d’ambiente (si ha come l’impressione che anche acts come Xashtur e Leviathan abbiano lasciato un’impronta, sebbene il contesto sia molto meno estraniante) mantenendo per tutto l’ascolto un mood crepuscolare ma avvincente. Possiamo citare in questo senso l’epica ma altrettanto intima marcia di “The XIXth Wave”, che sembrerebbe pagare pegno ai Samael dell’ultimo periodo e ancora “Persona II: Solar”, episodio contrapposto alla ben più criptica “Persona I: Lunar” che fa proprie ulteriori sfaccettature da vedersi nelle velleità progressive e in quella sensazione vagamente “trionfale” che distingue il pezzo dal resto del lotto. Per noi una band interessante e suscettibile di una crescita ulteriore. Teniamoli d’occhio.

Voto recensore
7
Etichetta: Pest Productions

Anno: 2013

Tracklist:

01.  To Cherish
02.  Amaurosis
03.  In Solitude
04.  The Clenching Void
05.  The XIXth Wave
06.  Mind’s Wanderings
07.  Persona I; Lunar
08.  Persona II; Solar
09.  All The Times… Forever


Sito Web: https://www.facebook.com/SulAdAstral

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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