Suicide Silence – Recensione: Become The Hunter

Sembra strano, ma è vero. Non sembra passato poi tanto tempo, quando i Suicide Silence debuttarono  nel 2007 con quel “The Cleansing” che viene tuttora considerato come una delle primissime pubblicazioni deathcore (genere fittizio nato sulla carta intorno a quegli anni, ma in pratica esistente da almeno un decennio, chiedete ai Cryptopsy). Da allora, il gruppo ha dovuto affrontare la morte del loro frontman Mitch Lucker a 28 anni nel 2012 e la venuta in sua sostituzione di Hernan Hermida degli All Shall Perish. Non ultimo, il loro ultimo album in studio omonimo, del 2017, presentava un songwriting ancora più semplificato e disperatamente psichedelico, ma fu un fiasco sia da parte di critica che di fan, anche a causa della mancanza di energia, volutamente evitata per l’occasione.

Dopo una prima traccia che cerca di mostrare il “sound attuale” del gruppo,  “Two Steps” mostra che i Suicide Silence sono ritornati alle sonorità death metal dei loro primi album, con più chitarre e blast beat del solito, riservando il breakdown solo al ritornello e alla coda. Noi però sappiamo bene che il gruppo ha sempre avuto difficoltà a variare il proprio songwriting e il proprio suono, perfino nel corso di più album, quindi “Become the Hunter” si stabilizza subito sulla stessa strada della canzone già citata, senza mai variare il ritmo o la melodia. Ci sono tanti groove monolitici in stile Korn, ma le canzoni si basano quasi solo su melodie statiche o frequenze basse, rendendo il tutto facilmente prevedibile già con “In Hiding“. Un minimo di varietà arriva con “Skin Tight” e “The Scythe,” con l’uso di pedali ed effetti in clean, ma è troppo poco, troppo tardi per colpire.

Ci troviamo davanti una band il cui sound pro-Slipknot sembra diventare sempre più anacronistico col passare degli anni, anche se ad alcuni i 20 anni passati dal 2000 al 2020 non sembrano così pesanti a livello di influenza sociale come nelle decadi precedenti. È una sensazione strana, quasi comprensibile, che dimostra che questo sound, ritenuto moderno,  sembra essere diventato obsoleto a favore di tanti altri movimenti che sommati, non riescono a raggiungere l’eco di un tempo neanche troppo remoto. I fan dei Suicide Silence apprezzeranno questo disco, più violento del precedente, ma molti altri avranno probabilmente smesso di seguirli da “The Black Crown”. 

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2020

Tracklist: 01. Meltdown 02. Two Steps 03. Feel Alive 04. Love Me to Death 05. In Hiding 06. Death's Anxiety 07. Skin Tight 08. The Scythe 09. Serene Obscene 10. Disaster Valley 11. Become the Hunter

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