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Styx – Recensione: The Mission

Atteso, attesissimo: “The Mission” arriva dodici anni dopo l’ultimo lavoro in studio, addirittura quattordici dopo il sottovalutato “Cyclorama” che era l’ultimo lavoro degli Styx a contenere materiale originale. Le anticipazioni che raccontavano di un concept, per di più di tema fantascientifico, facevano temere una debacle in stile “Kilroy Was Here”…ma per fortuna non è così!

Nello spazio di poco più di quaranta minuti, la band racconta una storia scritta da Tommy Shaw e Will Evankovich: la missione cui fa riferimento il titolo è diretta su Marte, e diventa pretesto per mettere in campo un po’ tutti i tratti caratteristici della sempre colorata e riconoscibile proposta degli Styx. Si va dal divertente e divertito rock’n’roll di “Gone Gone Gone” ai cori celestiali in stile Broadway musical di “Hundred Million Miles From Home”, a momenti più riflessivi come l’intensa “Locomotive”, al crescendo di “Radio Silence”. Il momento migliore è probabilmente la melodrammatica ed emozionante “The Greater Good”, interpretata da Lawrence Gowan e Tommy Shaw e sottolineata da passaggi di grande classe che riportano alla mente i migliori Queen. Nell’economia complessiva dell’album la parte dei leoni, in effetti, la fanno proprio Shaw e Gowan: in particolare quest’ultimo è decisamente incisivo in quella che dopo diciotto anni di permanenza nella band è di fatto la sua seconda prova con materiale originale. Proseguendo nella “missione”, vanno sottolineate anche l’intricata e sognante “Red Storm” con il suo sapore prog crepuscolare e il grande lavoro di Ricky Phillips e Todd Sucherman, ma pure le magie del pianoforte di Gowan in “Khedive”. “The Outpost” parte con echi beatlesiani e regala, poi, sferzate di energico ottimismo prima della chiusura un po’ frivola affidata a “Mission To Mars” e alle sue tastiere PFM style.

L’album ha il pregio di essere preciso e coerente e di essere il frutto di una band abbastanza ispirata, anche se i fasti di un capolavoro come “Pieces Of Eight” – richiamato da Tommy Shaw nelle interviste visto che si celebrano i 40 anni dall’uscita – rimangono parecchio distanti. “The Mission” è un buon lavoro, a tratti capace di rievocare la magia di un tempo, anche se dopo tanti anni di attesa e viste le capacità di una band che dal vivo continua ad essere tra le migliori sulla piazza era lecito attendersi qualcosa di memorabile.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Alpha Dog 2T/UMe

Anno: 2017

Tracklist: 01. Overture 02. Gone Gone Gone 03. Hundred Million Miles From Home 04. Trouble At The Big Show 05. Locomotive 06. Radio Silence 07. The Greater Good 08. Time May Bend 09. Ten Thousand Ways To Be Wrong 10. Red Storm 11. All Systems Stable 12. Khedive 13. The Outpost 14. Mission to Mars
Sito Web: http://styxworld.com/?redirect=false

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Luca

    Che dire, finalmente un album inedito di una delle mie band preferite. Ben orchestrato (e ben confezionato), mi ritrovo con tutto quello che avete detto (compresi i richiami, in alcuni momenti, a sonorità beatlesiani e dei Queen). Sicuramente soddisfatto, e non era facile ricreare certe atmosfere degli ’80 che furono soprattutto con un concept che oggi come oggi nessuno si cementerebbe a fare.
    Ritorno (si fa per dire considerando la prolifica attività live e rilascio di DVD) di un gruppo ancora oggi capace di creare nuove emozioni nell’ascoltatore e mai banale. Infine e concludo, oltre a dare qualcosa in più di un sette e mezzo (mio voto 7/8) a questo “The Mission”, da rivalutare assolutamente “Cyclorama”
    Un ciao a tutti

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  2. Andy

    …perche’ brave new world no???…tutti i lettori di metallus si devono rendere conto che come gli STYX non c’e’ nessuno…andate a vederli dal vivo!!! cinque voci che armonizzano all’unisono con un tappeto di grande musica suonata a livelli pazzeschi…loro insegnarono l’hard rock perfino ai led zeppelin perche’ i fratelli panozzo scrivevano grandi songs gia’ nel 1963….e’ la piu’ grande rock band di sempre….chiaramente quella con dennis de young al suo interno!!!…tutti i rocker degli anni ’80 devono qualcosa a tommy shaw, james young e soci!!! ….veramente incredibili!!!

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