Stryper – Recensione: God Damn Evil

La marcia verso un sound sempre più tosto e metal degli Stryper non accenna a fermarsi ed il nuovissimo album “God Damn Evil” raggiunge vette di aggressività e violenza (per gli standard del gruppo ovviamente) mai provate in precedenza.

Potremmo dire che questo nuovo lavoro corona una trilogia iniziata con “No More Hell To Pay” (2013) e continuata con “Fallen” (2015) all’insegna di una sempre più evidente ricerca e variazione unita anche dal medesimo stile epico per quanto riguarda i dipinti utilizzati per gli artwork. Quest’affermazione è legata al fatto che per sé il CD non propone solo heavy metal massiccio e potente ma un caleidoscopio di possibilità stilistiche davvero impressionante… ed ogni pezzo colpisce il proprio bersaglio.

Violenza e potenza garantite con l’opener “Take It To The Cross”, sicuramente il pezzo più duro mai registrato dagli Stryper; qui ci si imbatte in una batteria quasi thrash e backing vocal growl (in stile death!) a cura di Matt Bachand (Shadows Fall). Davvero impressionante sentire le linee vocali di Michael che duettano con un singer così estremo (seppure in secondo piano). Sempre sul versante più metal ricordiamo l’ottima veloce “The Devil Doesn’t Live Here” che inizia con Robert Sweet in palla alla batteria ed un riffing graffiante di Michael e del grandioso Oz Fox; il brano è arricchito da una sezione assoli davvero avvincente.

L’anima epica emersa nelle ultime due release esplode con grande clamore nella favolosa “The Valley”, cadenzatone super che pone ancora sugli scudi sia la prova al microfono di Michael che le parti soliste di chitarra.

L’aspetto modernista dei nostri (che emergeva ad esempio in “Murder By Pride” del 2009) lo ritroviamo con “You Don’t Even Know Me” ed il suo riffing alternative e decisamente non classico. Relativamente groovy anche “Own Up”, in cui il basso del session in studio John O’Boyle (ascoltato sul recente album solista di Michael Sweet) si pone sugli scudi (la formazione definitiva invece vede al posto dello storico bassista Timothy Gaines l’ex FireHouse Perry Richardson).

Il lato più hard rock dei nostri (”Against The Law” era e non solo) lo troviamo in pezzi raffinati e accattivanti come “Beautiful” e la title-track, autentico colpo da maestro di Michael, alle prese con gli acuti irrangiungibili che conosciamo.

Gli Stryper più noti a tutti, quelli dei brani ariosi e melodici di “To Hell With The Devil” o di “Soldiers Under Command” li ritroviamo ad esempio nel singolo “Sorry” (brano che fa della melodia e dello splendido refrain la sua forza), nella dinamica “Lost” (grandiosa la linea vocale di Sweet) ed anche in “Sea Of Thieves”, pezzo a metà strada fra l’hard rock robusto ed il metal melodico di classe.

Ovviamente non può mancare, in un album degli Stryper, una ballad struggente che in questa release si intitola “Can’t Live Without Your Love” e che ci conferma ancora di più l’estrema abilità dei nostri di cambiare registro emozionale con maestria e sapienza.

I testi della christian metal/hard rock band più famosa al mondo sono come di consueto dedicati ad un’evangelizzazione sincera e spontanea ma non mancano alcune varianti come il messaggio (ovviamente dal punto di vista cristiano) di “Sorry” sulla difficoltà che i rapporti possono incontrare lungo il cammino della vita.

“God Damn Evil” ci riconsegna gli Stryper più in forma che mai e forse in questo periodo gli statunitensi stanno davvero toccando il loro apice creativo.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2018

Tracklist: 01. Take It To The Cross 02. Sorry 03. Lost 04. God Damn Evil 05. You Don’t Even Know Me 06. The Valley 07. Sea Of Thieves 08. Beautiful 09. Can’t Live Without Your Love 10. Own Up 11. The Devil Doesn’t Live Here
Sito Web: http://www.stryper.com/

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