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Striker – Recensione: Striker

I canadesi Striker viaggiano a ritmo da catena di montaggio. O da band anni ottanta, se preferite. È passato infatti a malapena un anno dall’uscita di “Stand In The Fire” che il gruppo pubblica questo nuovo, omonimo, album.

Come prevedibile lo stile non di discosta molto dal suo predecessore e anche qui la band sceglie la via dell’ibrido metal a tratti speed, molto anni ottanta, e sprazzi di melodia che avvicinano la proposta a quel class metal americano che oggi viene spesso ignorato anche dal mondo del melodic rock.

Un esempio di questa via è subito l’iniziale “Former Glory”, perfetto singolo da promo flyer per un metal magazine del 1987. Caratterizzato da un bell’impatto e da una spiccata melodia nel ritornello il pezzo funziona, senza magari impressionare per originalità, ma colpisce dritto nel segno.

Da subito si sterza su una canzone più classicamente power metal, con qualche ritmica addirittura al confine del thrash come “Pass Me By”. “Born To Lose” torna ad ibridare speed e melodia, soprattutto nel ritornello, ma ci presenta anche un bell’assolo da vecchia scuola. Anche in questo gli Striker si dimostrano all’altezza del ruolo e in ogni canzone qualche bella trovata solista fa capolino, senza mai però rubare spazio a quella che pare la regola aurea della composizione del gruppo, ovvero colpire con impatto ritmico e melodie vocali più che immediate.

Chiaramente un scelta di questo tipo ha i suoi pro e i suoi contro. In effetti tutte le canzoni arrivano dritte al punto con una facilità incredibile, regalando una fluidità d’ascolto pressoché totale, ma d’altro canto il rischio che dopo pochi ascolti si dia l’album come acquisito, perdendo voglia di ascoltarlo ulteriormente, esiste e non è da trascurare.

La scaletta continua comunque ad alterare canzoni più aggressive come “Over The Top” o la super-speed “Curse Of The Dead”, ad altre che spostano maggiormente l’asse sulla melodia come “Rock The Night” (che vince il premio per il titolo più banale della settimana), il tutto senza mai perdere un’oncia di espressività o tiro ritmico.

Striker” è un lavoro secco ed essenziale, che in poco meno di quaranta minuti esplora più o meno tutte le variazioni del metal americano degli anni ottanta. Chiaro che dopo ormai cinque uscite non ci si stupisce più di tanto e magari la furia trascinante dei primi album si è fin troppo diluita, ma gli Striker rimangono la più convincente tra le band che riprendono questo suono in modo tanto spudorato. A modo loro sono una garanzia.

Voto recensore
7
Etichetta: Record Breaking Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Former Glory 03:59 02. Pass Me By 03:33 03. Born to Lose 04:02 04. Cheating Death 00:53 05. Shadows in the Light 03:29 06. Rock the Night 04:30 07. Over the Top 04:38 08. Freedom's Call 04:30 09. Curse of the Dead 03:49 10. Desire (Bonus Track) 05:26

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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