Stratovarius – Recensione: Episode

Voglio raccontare una storia, voglio raccontare di un come un ragazzino di neanche 17 anni sia entrato in possesso di un autentico tesoro. Niente, “Goonies”, niente Willy l’Orbo e niente Super Sloth a movimentare la caccia al tesoro: solo musica.

Voglio raccontarvi di quando la musica era spesso una scoperta illuminante, quando ascoltare qualcosa di nuovo era un segreto che veniva confidato dall’amico universitario o dall’amico con i parenti in città più grandi di uno sputo. Facile ora trovare tutto online.  E allora ogni cassetta copiata (come minimo al terzo passaggio dall’originale) rappresentava quel segreto che si apriva a chi ancora ignorava tanta bellezza. Capitò per gli Angra di “Angels Cry” ed ancora prima per i Savatage. Venne poi il giorno degli Stratovarius.

There’s no need to hide the past that I have left behind

“Episode”: il mio primo contatto con la band finnica, al tempo una finezza “esotica” e particolarissima, ed è stato come scoprire un mondo diverso e pieno di sfumature. Non conoscevo né Helloween né Malmsteen, ero ancora un “niubbo” del genere e certe cose le dovevi scoprire passo dopo passo. E quindi l’impatto con i due Timo (Tolkki e Kotipelto) fu quello di una terra nuova all’orizzonte.

Il disco vide la luce nell’Aprile del 1996. Noise Records. Bellissimi tempi.

Il disco oggi come allora si apre con la doppietta “Father Time” e “Will The Sun Rise?”, pietre d’angolo del power europeo di fine millennio. La title track strumentale e la follia velocissima di “Speed Of Light”. Esplosione di note, illuminazione tale da essere riprodotta qualche anno dopo dal sottoscritto sul compositore del suo fido Nokia 3310 (altri Finlandesi, un caso?) ed utilizzata come suoneria. Fanculo agli Mp3. Qualche tempo dopo si arriverà anche alla pedissequa riproduzione dell’assolo di trapano di Paul Gilbert e Billy Sheehan di “Daddy, Brother, Lover, Little Boy (The electric drill song)”, ma questa è ovviamente tutta una storia diversa.

L’epica e cupa “Uncertainty” , l’altrettanto oscura ed orientale “Babylon” e poi il finale da headbanging con “Tomorrow” e la poesia di “Forever”. Un disco che ha segnato un’epoca di giovanissimi metallari, che da lì hanno cercato di allargare i propri orizzonti, o forse sarebbe meglio chiamarle “VISIONI” (ehm…).

Un modo di suonare che contagiò legioni di fan e musicisti, per un disco che riprogrammò un genere lanciandolo verso un brillante quinquennio. O qualcosa di simile.

Ma come è invecchiato “Episode”? Dopo oltre 22 anni di passaggi tra mangianastri e lettori cd, il disco regge alla grande (forse la produzione un pelino troppo asciutta, ma un minimo dettaglio su cui possiamo soprassedere) e le tante citazioni dei grandissimi ispiratori degli Stratovarius, non pesano nell’economia di un disco che più invecchia e più diventa quel tesoro che tutti prima o poi riprenderanno a cercare. Certo oggi riesco a cogliere tutte le sfumature: i Rainbow, Ronnie James Dio, Malmsteen, gli Helloween e tanto altro ancora, ma il fascino della “scoperta” rimane invariato.

“Will the sun rise, tomorrow?”. Sì, e da quel giorno di marzo (o aprile non ricordo bene) del mio personalissimo 1997, qualcosa cambiò ulteriormente nel mio mondo musicale. Molte altre cose poi cambiarono per gli Stratovarius: il successo, la crisi, la rinascita low-profile e tanti ricordi che dischi di questo genere continuano a regalarci.

C’è ancora qualcosa che tutti dobbiamo cercare, e dischi di questo tipo ci ricordano la direzione da prendere. Oggi come allora, come 22 anni fa:  “Would You Wait For Me Forever?”.

Sì.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Noise Records

Anno: 1996

Tracklist: 1. Father Time 2. Will the Sun Rise? 3. Eternity 4. Episode 5. Speed of Light 6. Uncertainty 7. Season of Change 8. Stratosphere 9. Babylon 10. Tomorrow 11. Night Time Eclipse 12. Forever
Sito Web: https://www.facebook.com/stratovarius/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. il Conte

    Bellissima Recensione….dove spicca (la meravigliosa) vena “Vintage & Malinconica” di quando le scoperte musicali avevano tutto un altro sapore!
    riguardo al disco: domani lo tiro fuori dallo scaffale! 🙂

    Reply

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