Theatre Of Tragedy – Recensione: Storm

La tempesta perfetta? Non esattamente, ma…

Il ritorno che non ti aspetti, o che forse ti dovevi aspettare.

Pionieri del gothic-doom a doppia voce maschile/femminile (il famigerato "Beauty & The Beast", per gli appassionati di etichette), anticipatori di trend con la svolta raffinata di ‘Aegis’ e infine "traditori della causa" (ma con risultati più che convincenti) nella svolta elettrogothpop di ‘Musique’ e ‘Assembly’.

Poi, all’improvviso, il divorzio da Liv Kristine, indubbiamente icona della band, con lei transfuga nel gruppo "a conduzione familiare" Leaves’Eyes, e la necessità di ripartire: ma da dove?

Chi temeva in un ritorno alle prime sonorità delle band verrà smentito: "Storm", sesto album della band, rappresenta a suo modo un’evoluzione del suono dei norvegesi, collegandosi però idealmente in un ponte temporale che media le strutture di ‘Musique’ con certe atmosfere di ‘Aegis’, con una lievissima spruzzata di ‘Assembly’ qua e là nell’uso dell’effettistica.

Il risultato finale porta ad un disco sicuramente non esente da difetti, ma che pone le basi di una buona (a tratti eccellente) ripartenza: si va dal singolo ruffiano ma irresistibile, ossia la title-track,alla ballad atipica ‘Fade’, passando per brani potenti come ‘Begin And End’ senza dimenticare il ritornello assassino della conclusiva ‘Debris’, anche se qua e là si avvertono alcuni momenti di stanca che non giovano al risultato finale.

L’incognita "voce" viene risolta senza problemi, reclutando la brava Nell (provieniente dai connazionali The Crest): pur chiamata ad un duro compito, svolge la sua prestazione ottimamente, senza far rimpiangere Liv, e anzi mettendoci la giusta personalità, mentre la sua controparte Raymond continua sulla strada di filtri e voce effettata. Ottima infine la produzione di Rico Darum (già al lavoro con gli Zeromancer, tra gli altri, oltre che titolare di un’interessante carriera solista), che dona il giusto tono "meccanico" al disco.

Nel complesso le aspettative forse sovrastano il risultato (il monicker è quello che è), e ogni tanto resta l’impressione che alcune nuove leve siano quasi sul punto di superare il maestro (Beseech?), ma con classe e mestiere il sestetto norvegese confeziona un disco che merita di essere preso in considerazione: forse non da tutti, ma se li avete amati potreste esserne piacevolmente sorpresi, ancora una volta.

Voto recensore
7
Etichetta: AFM/Audioglobe

Anno: 2006

Tracklist: 01.Storm
02.Silence
03.Ashes And Dreams
04.Voices
05.Fade
06.Begin And End
07.Highlights (bonus track)
08.Senseless
09.Exile
10.Disintegration
11.Debris

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