Stone Sour – Recensione: Hello, You Bastards: Live In Reno

Il mio primo ed unico concerto degli Stone Sour risale a ben due anni fa, quando la band si è recata nel nostro Paese per promuovere l’ultimo album “Hydrograd”, uscito nel 2017. Quest’anno Corey Taylor e compagnia hanno deciso di registrare il primo live ufficiale degli Stone Sour: un intero concerto svoltosi a Reno il 5 ottobre 2018. “Hello, You Bastards: Live in Reno” verrà pubblicato in versione digitale e fisica, ma saranno disponibili anche 2500 copie in vinile. Sedici tracce suonate dal vivo senza nessuna modifica in studio, una scelta coraggiosa vero? Il chitarrista Josh Rand mette le mani avanti avvisandoci del fatto che sicuramente potremo trovare degli errorini qui e lì e l’esecuzione dei brani non può essere ovviamente la stessa della versione registrata. Ma questo non ci spaventa e siamo pronti a tuffarci nell’ascolto.

Non trovandomi sul luogo dell’evento, non è facile capire che tipo di atmosfera si respirasse nell’attesa degli Stone Sour. Ma proviamo a chiudere gli occhi: immaginiamoci in prima fila e godiamoci l’ascolto. La serata del 5 ottobre si apre con “Ysif”, l’opener dell’ultimo album, e il grido “Hello, You Bastards” che è diventato il titolo del live. Poi la band sale finalmente sul palco ed esegue “Taipei Person/Allah Tea”, una delle migliori e più energiche dell’ultimo lavoro in studio. Qualche piccola differenza tra la versione in studio e quella live è riscontrabile, ad esempio, nell’unico singolo tratto da House of Gold & Bones Part 2, “Do Me A Favor”, perché una parte del ritornello viene omessa per favorire l’esibizione di Corey Taylor. Segue “Knievel Has Landed”, una di quelle tracce che dimostra come i tratti distintivi della vocalità del frontman degli Slipknot permangano anche negli Stone Sour. Per quanto riguarda “Whiplash Pants”, fa parte del gruppetto di canzoni che ho ingiustamente sempre messo da parte durante il mio ascolto di “Hydrograd” e che, nonostante non mi dispiaccia, in questa sede avrei volentieri sostituito con “Mercy”, che apprezzo maggiormente.

In ogni caso, non è un live degli Stone Sour senza la bellissima “Absolute Zero”, una delle più fedeli alla versione originale. In seguito Corey Taylor si prende un momento per ringraziare il pubblico e presentare quella che per molti fu la prima canzone della band: “Bother”. Un momento intimo, delicato e commovente, in cui spicca l’incredibile voce di Corey accompagnato dal pubblico: decisamente uno dei miei momenti preferiti di questo live. Torniamo indietro al 2012 per apprezzare l’esecuzione dal vivo di “Tired”, seguita da “Rose Red Violent Blue (This Song Is Dumb & So Am I)” che forse non ha soddisfatto tutti i fan, ma che comunque si rivela soddisfacente nella versione dal vivo.

Dopo il ringraziamento di Corey Taylor anche gli altri componenti della band, l’atmosfera si scalda con la tripletta “30/30-150”, “Get Inside” e “Reborn”, che sicuramente avrà dato vita ad un pogo incessante. Questi sono alcuni dei pezzi con cui gli Stone Sour ci fanno vedere che fanno sul serio. Cambia completamente il clima quando partono le prime parole di “Song #3”: l’unico singolo estratto da “Hydrograd”, una moderna ed energica ballad d’amore. Questo è il momento di lasciarsi trasportare dalla musica e di cantare ogni singola parola del testo. Ma forse il momento più magico di questa serata, a cui purtroppo non ho potuto partecipare, è l’immancabile “Through Glass”. E’ con questo dolcissimo pezzo che gli Stone Sour fingono di congedarsi con il pubblico di Reno ed augurano la buonanotte. Ma pochi secondi dopo Corey Tyalor esclama: “Do you want some more?”. Se la risposta è affermativa, allora verrette accontentati. C’è ancora tempo per due canzoni: “Made of Scars” e “Fabuless”, che conclude la serata con grande stile.

Avendo partecipato ad un concerto degli Stone Sour con una scaletta molto simile, so bene che tipo di energia la band trasmette. Certo, forse l’unico punto discutibile è la scelta di una location pressoché sconosciuta, ma nel complesso il live è assolutamente godibile e la maggior parte delle canzoni sono ben eseguite. Avrei sicuramente aggiunto anche una versione DVD del live, ma magari la band deciderà di farci una sorpresa. C’è chi considera gli Stone Sour come la versione beta degli Slipknot. Se la pensate così, spero che questo concerto vi faccia ricredere e, perché no, magari vi invogli a comprare un biglietto della band la prossima volta che tornerà in Italia.

Etichetta: Cooking Vinyl

Anno: 2019

Tracklist: 01. YSIF (2:02) 02. Taipei Person/Allah Tea (4:26) 03. Do Me A Favor (3:29) 04. Knievel Has Landed (3:53) 05. Whiplast Pants (4:07) 06. Absolute Zero (3:59) 07. Bother (5:53) 08. Tired (4:24) 09. Rose Red Violent Blue (5:42) 10. 30/30-150 (4:21) 11. Get Inside (3:03) 12. Reborn (3:06) 13. Song #3 (4:41) 14. Through Glass (4:57) 15. Made Of Scars (4:10) 16. Fabuless (4:50)
Sito Web: https://www.facebook.com/stonesour/

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