Anvil – Recensione: Still Going Strong

Forti di una carriera più che ventennale i granitici Anvil continuano a macinare uscite discografiche con la costanza di una catena di montaggio. Nel corso degli anni il loro stile non ha subito alcun mutamento, caratteristica che li rende sicuramente vetusti e sorpassati, ma allo stesso tempo garantisce una continuità che sono in molti ad ammirare. Questo nuovo ”Still Going Strong‘ si presenta con un sound corposo, hard rockeggiante e tipicamente americano. Rispetto al precedente e più speedy ‘Plenty Of Power‘ la band concede maggior spazio a mid-tempos pachidermici dall’effetto head banging assicurato. Fanno eccezione la title track, trascinante rock&power song e le velocissime e quasi thrash ‘Waiting‘ e ‘Defiant‘, brani che garantiscono una varietà sufficiente a non stancarsi troppo presto. Non c’è dubbio in verità che le urla sgraziate di Lips risultino a tratti stucchevoli, anche in considerazione del fatto che il ghigno acido di un tempo sembra aver perso mordente, ma non ci si poteva probabilmente aspettare di più. Non hanno alcuna ambizione gli Anvil, se non quella di continuare a proporre la loro musica per condividere momenti di puro divertimento con chi si ostina ad amarli e seguirli senza condizione. Per questo ci sembrano comunque da sostenere.

Voto recensore
6
Etichetta: Massacre / Self

Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Race Against Time / In Hell / Holy Wood / Still Going Strong / Don’t Ask Me / Waiting / White Rhino / What I’m About / Sativa / Defiant


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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