Stielas Storhett – Recensione: Drownwards

Speravamo sinceramente che non accadesse, ma dopo un disco davvero riuscito e particolare, come il precedente “Expulsè”, la band russa (che in realtà fa capo al solo Damien T-G-, affiancato in alcune song da vari cantanti ospiti) si sposta in modo troppo marcato verso le influenze metalcore, tralasciando in parte quell’aspetto post-black sperimentale che tanto ci era piaciuto nel disco precedente.

Drownwards” resta comunque una buona uscita, e il nome Stielas Storhett meriterebbe certamente una maggiore esposizione nella scena underground, ma al momento ci sentiremmo di consigliarli a chi ama il post-hardcore più oscuro che non certamente a chi predilige sperimentazioni in campo avant-garde black metal.

A far la differenza sono soprattutto le parti vocali, quasi sempre giostrate su uno screaming e una metrica più facile da accostare al metal-core che all’estremo metal tout court, mentre musicalmente quasi tutte le song sono articolate e complesse, capaci di momenti nerissimi, atmosferici e avvolgenti, ma anche di sfuriate dissonanti e veloci.

Una bella varietà che però quando a tratti recupera passaggi troppo simili alle mille formazioni di metalcore tutte uguali che hanno inflazionato il genere in questi anni. E se alcune song di questa tipologia, come ad esempio “Constant”, caratterizzata da un coro in voce pulita piuttosto azzeccato, riescono anche a convincere, la maggior parte finiscono per risultare un ibrido poco coinvolgente.

Il meglio, almeno per quanto riguarda noi, viene comunque dai momenti con maggiori porzioni dark, come in “Null (The Last Journey)”, “TMS”, o “Omnivores”.

Non un’uscita scadente, ma avremmo preferito che gli Stielas Storhett continuassero su un territorio più vicini al post-black, approfondendo un lato avanguardista in cui ci sembravano poter dare il meglio.

Voto recensore
6
Etichetta: WormHoleDeath Records

Anno: 2015

Tracklist: 01. Gasp For Change 02. Playfields Of Gods 03. Null (The Last Journey) 04. Just Walking Around 05. Constant 06. Spyglass 07. Backdoor Mate 08. Ode To My Slaves 09. Omnivores 10. TMS
Sito Web: https://www.facebook.com/stielasstorhett?sk=wall

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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