Steve Vai – Recensione: Sex And Religion

1993. Steve Vai è reduce dalle esperienze con Whitesnake e dal successo di “Passion And Warfare“, suo secondo album solista. Tutti si aspettano un successore che riprenda il discorso musicale iniziato da Vai tre anni prima ma, fedele al suo personaggio, il chitarrista stravolge tutto e fonda i quasi omonimi “Vai“, dando alle stampe il suo album più anomalo ma, a più di 20 anni di distanza, più valido e contemporaneo.

Sex And Religion” esce il 27 luglio 1993 e vede la partecipazione di Devin Townsend, all’epoca un quasi perfetto sconosciuto, Terry Bozzio alla batteria e T. M. Stevens al basso. Sostanzialmente una super band. Quello che doveva però essere un lavoro di squadra, si trasforma presto in un lavoro solista a tutti gli effetti di Vai, con Townsend che contribuisce a soli due brani (Pigs e Just Cartilage, i più folli dell’album).

Descrivere musicalmente l’album è complicato, perché elude qualsiasi etichetta, concretizzandosi in un ibrido che unisce l’estro musicale di Vai a 360°, qualche puntata sul metal, hard rock, funk e degli accenni grunge. Proprio per la sua difficile identificazione, “Sex And Religion” risulta tuttora un album incredibilmente fresco e sostanzialmente unico, sia nella discografia di Vai, ma in generale nel panorama hard’n’heavy.

Sex And Religion” è anche l’unico album quasi interamente cantato, eccezion fatta per pochi brani completamente strumentali. Difficile percorrere la tracklist di un lavoro di questo tipo, ma possiamo dividere in diversi blocchi i brani dell’album. Troviamo alcuni episodi più accessibili e hard rock oriented, come il quartetto “In My Dreams With You“, singolone co-scritto con Desmond Child e Roger Greenawalt, “Still My Bleeding Heart”, “Dirty Black Hole” e l’incredibile titletrack, caratterizzata da un testo clamoroso (Must you make a decision, between sex and religion / Why can’t you love God in your bed?).

Troviamo però anche il Vai strumentale con reminiscenze di “Passion and Warfare”, in “Touching Tongues” e il Vai compositore nella doppietta finale “Down Deep Into The Pain” / “Rescue Me Or Bury Me“, idealmente vicine ai lavori più recenti del chitarrista. Infine troviamo l’anima folle dell’album, quella in cui l’estro vocale di Townsend esce prepotentemente, impossibile non citare il funk metal tribale di “Survive” o ancora “In My Dreams With You” o la folle “Pigs“.

Sex And Religion” è un album che non conosce punti deboli. Amato da alcuni, odiato da altri, rivalutato da tantissimi come una delle gemme della discografia di Vai. Dopo la conclusione dell’album, i conflitti emersi durante la stesura dell’album portarono Bozzio e Stevens all’uscita dalla band. Townsend resistette in tour, ma il progetto Vai si chiuse alla fine del giro di concerti. La reazione di Townsend alle difficoltà incontrate, lo porterà a partorire “Heavy As A Really Heavy Thing” a nome Strapping Young Lad. Il sogno proibito di molti sarebbero rivedere Vai e Townsend di nuovo insieme, in studio o sul palco… e chissà che prima o poi questo desiderio non si avveri.

Una pietra miliare senza tempo. Rock, metal, funk, strumentale? Qui c’è solo musica di qualità altissima.

Etichetta: Relativity

Anno: 1993

Tracklist:

1. "An Earth Dweller's Return"
2. "Here & Now"
3. "In My Dreams With You"
4. "Still My Bleeding Heart"
5. "Sex & Religion"
6. "Dirty Black Hole"
7. "Touching Tongues"
8. "State of Grace"
9. "Survive"
10. "Pig"
11. "The Road to Mt. Calvary"
12. "Down Deep into the Pain"
13. "Rescue Me or Bury Me"
14. "Just Cartilage" - Bonus Track


Sito Web: http://www.vai.com/

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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