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Steve Hackett – Recensione: The Night Siren

Un messaggio di pace, quello che Steve Hackett (già chitarrista dei Genesis, of course, la cui pluriennale carriera non ha certo bisogno di presentazioni ulteriori) lancia con questo suo nuovo lavoro denominato “The Night Siren” su Inside Out Music: un mondo piombato nell’oscurità, la cui unica fuga verso la luce può essere dettata da un approccio multiculturale di fratellanza, come si esplicita nelle undici tracce di questo CD. Ampio respiro, concettuale e musicale, dagli ospiti coinvolti ai generi musicali che intersecano la base progressive rock introdotta dalla suggestiva copertina: profumi di world music fin dall’iniziale “Behind The Smoke”, con un arrangiamento farcito di suggestioni orchestrali orientali che viene poi spezzato dalla chitarra solista che si esibisce in una partitura prog tout-court.

“Martian Sea” arriva subito dopo con i sitar indiani e vede la partecipazione di Nick D’Virgilio alla batteria per il dipanarsi di un pezzo poppeggiante agile e, per coloro che sono avvezzi al mondo della musica più pesante questa è la comparsata più notevole, insieme a quella di Kobi Farhi degli Orphaned Land che mette al servizio di Mr. Hackett la propria capacità espressiva vocale in “West To East”. Le orchestrazioni sono parte preponderante di questo “The Night Siren”, come nell’ottima strumentale “El Nino”, carica di sentimenti diversi e ben costruita, o nella delicata e coinvolgente “Other Side Of The Wall” insieme alla chitarra e alla voce capaci di creare una magia senza tempo; flauti, didgeridoo e strumenti provenienti dal nord, dal sud,dall’est e dall’ovest del mondo, così come le ugole prestate a queste tracce, sono la chiave di questo CD complesso e che cresce man mano con gli ascolti (seppur già dall’inizio stupisce per l’ottima e omogenea resa finale), come nella più canonica “Fifty Miles From The North Pole” in cui flauto, chitarra col tremolo, tromba con sordina e basso pulsante che fa da bordone riescono nell’impresa di costruire un brano musicalmente eccelso.

C’è profumo di Spagna in “Anything But Love”, un pezzo che ricorda “Don’t Fear The Reaper” nella strofa e che si colora grazie all’armonica e alla sei corde che fornisce ulteriore spinta alla traccia; “Inca Terra” si pone a metà strada fra il sudamericano (le percussioni lanciate a rotta di collo) e il celtico, quest’ultima atmosfera presente anche nella meravigliosa “In Another Life”, vera trasposizione in musica da menestrello gaelico del ventunesimo secolo. Il prog, come detto, è sempre il comune denominatore, vedasi “In The Skeleton Gallery”, specie nella seconda parte, dove riescono a comparire il sax soprano di Rob Townsend ed archi in bilico fra Oriente ed Occidente o la conclusiva e maestosa coda strumentale di “The Gift”, ultima pagina di un lavoro complesso e fresco come “The Night Siren“.

Steve Hackett riesce nuovamente a stupire e ad avere qualcosa da dire in maniera grandiosa, con un linguaggio universale sia concettualmente che musicalmente parlando: un album mirabolante consigliato senza distinzioni a tutti, una montagna musicale da scalare con piacere e con nuove sorprese ad ogni ascolto.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. Behind The Smoke 02. Martian Sea 03. Fifty Miles From The North Pole 04. El Nino 05. Other Side Of The Wall 06. Anything But Love 07. Inca Terra 08. In Another Life 09. In The Skeleton Gallery 10. West To East 11. The Gift
Sito Web: http://www.hackettsongs.com/

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