Methadrone – Recensione: Sterility

I Methadrone sono la creatura del musicista americano Craig Pillard, personalità attiva da anni nel panorama estremo del nuovo continente, dal curriculum invidiabile. Le sue esperienze vanno dal black metal primitivo degli storici Nocturnal Crypt al death di Carnage e Desecrator, per arrivare al funeral doom degli Evoken. Attualmente libero da impegni, Craig si dedica alla nuova release del suo progetto, questo “Sterility”, che segue il debut “Retrogression” a tre anni di distanza.

I Methadron offrono una sorta di crocevia tra un doom atmosferico che ricorda i primi lavori degli Anathema (sebbene le finezze qui non siano di casa) e lo sludge tanto caro allo Zio Sam. L’incedere dei brani è maledettamente lento e plumbeo (l’influenza dettata dagli Evoken è ben percepibile), appesantito ulteriormente dalle distorsioni, spesso portate all’eccesso. Un tocco di melodia è dato invece da alcuni risvolti acustici che vanno a sottolineare le parti più intimiste, poche, ma tutto sommato piacevoli all’ascolto. La voce è invece impostata su di un growl distorto, poche le concessioni al pulito, qui affidato a David Galas dei Lycia che appare in veste di guest, e che segna (non ce ne voglia il buon Craig) i momenti migliori dell’album. Un album che formalmente non fa una piega ma purtroppo, difetto incontrato dal genere in più occasioni, si arena a causa di brani troppo simili tra loro e parti rallentate così forzatamente da generare presto un senso di noia.

Chi ama questo stile potrebbe trovare “Sterility” di un certo interesse (ma escluda subito la presenza di una qualche sorpresa), dal nostro punto di vista invece, il mercato discografico offre di meglio.

Voto recensore
5
Etichetta: Foreshadow Records

Anno: 2008

Tracklist: 01.Sterility
02.Self Relinquishment
03.Servitude
04.Continuum Of Decline
05.Bury Me Standing
06.Horizone
07.Lassitude
08.Final Transmission

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