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Stefano Giorgianni – Recensione: J. R. R. Tolkien Il signore del metallo, l’immaginario tolkieniano nel panorama heavy metal dal black al power

“J. R. R. Tolkien Il signore del metallo” è la una delle prime opere in italiano in grado di raccontare come “l’immaginario tolkieniano” abbia fatto breccia profondamente “nel panorama heavy metal, dal black al power”.

L’autore, Stefano Giorgianni, per scrivere questo libro ha attinto con successo da entrambe le sue passioni in quanto opera come caporedattore di Metal Hammer Italia ed è socio fondatore dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani.

La sua opera racconta in modo esaustivo quanto le opere del professore universitario inglese abbiano influito sulla stesura dei testi di numerosissime band metal e non solo. Infatti, nonostante l’autore precisi che il fulcro del lavoro sia tutto ciò che rientra fra hard rock e black una fetta abbondante dell’opera descrive come Tolkien ed il suo immaginario abbiano fatto breccia anche nei decenni precedenti.

Si parte quindi dalle prime trasposizioni in musica degli scritti del professore come quella del libro di Donald Swann “The Road Goes Ever On A Song Cycle” (1967) o della canzone “The Ballad Of Bilbo Baggins” (1968) cantata dalla star televisiva Leonard Nimoy (il famoso Spock di Star Strek). Dalla fine degli ‘anni ’60 le opere di Tolkien diventano un fenomeno globale e vengono rielaborate con i canoni della musica rock del periodo e quindi dal mondo che ruotava intorno a Woodstock ed al movimento hippie. Si scopre quindi che già tramite i Beatles c’è stata la possibilità di veder realizzato un film ispirato al “Signore degli anelli”, ossia il romanzo più noto dello scrittore inglese senza che il progetto andasse in porto (grazie al cielo viste le eccessive libertà che sarebbe state adottate nella trasposizione) e che i Grateful Dead rientrano nel novero dei gruppi che propongono canzoni ispirate agli scritti del professore.

Risultano ispirati a Tolkien anche i primissimi Pink Floyd (quelli di Barrett per intenderci), i Led Zeppelin (chiaramente in “Rumble On” e “The Battle Of Evermore” ad esempio) o i Black Sabbath (“The Wizard”). Ciò che accomuna questi primi esempi è che l’ispirazione tolkieniana non è quasi mai chiara e diretta. Risulta quindi quanto mai sorprendente come una delle prime canzoni palesemente legate all’immaginario tolkieniano sia stata composta dai Sam Gopal’s Dream nel 1968 ed in particolare da Ian Fraser Kilmister noto ai metallari di tutto il mondo come leader Motorhead; parliamo di “The Dark Lord” che pone in primo piano i Nazgul, i cavalieri neri sottomessi al signore oscuro che diedero la caccia all’hobbit Frodo nel “Signore degli anelli”.

Anche per quanto riguarda gli anni ’70 i riferimenti sono molti e Giorgianni li propone passando da chi ha preso spunto dalle opere del professore inglese solo per il monicker della band a chi invece ha invece dedicato album interi alla saga di Arda come lo svedese Bo Hansson. Arriviamo quindi al folk, all’incredibile filk (praticamente folk con testi tolkieniani) ed al christian rock che si ispira al messaggio cristiano che viene attribuito alle opere di Tolkien (che visse una vita come conservatore cattolico nella nazione degli anglicani).

Dopo quest’analisi profonda e davvero molto interessante, che ci fa intendere quanto ampia è stata l’influenza dello scrittore inglese nel mondo musicale pre-metal arriviamo agli anni ’80 ed all’esplosione della NWOBHM. Dai primi anni del decennio si apprende subito che Frodo e tutti gli altri personaggi della saga della Terra di Mezzo hanno letteralmente conquistato questo mondo; per questo primo periodo più classico potremmo citare fra gli altri ARC, ArkAngel, Bodine per arrivare ai giganti dell’epic metal Cirith Ungol che con la canzone che dà il nome alla stessa band pongono le basi solide del Tolkien Metal; citiamo poi altri giganti dell’epic come i più oscuri Brocas Helm o gli US power Attacker.

Si arriva quindi, verso la fine del decennio, all’eplosione prima del thrash e poi a breve del death e del black. Mentre per quanto riguarda i primi due generi citati i gruppi ispirati non mancano è il black metal che si dimostra terra di conquista infinita ed interprete soprattutto del lato oscuro del mondo tolkieniano; negli immaginari d’ispirazione di gruppi come Burzum, Isengard, Marduk, Cirith Gorgor, ecc. protagonisti diventano i malvagi della saga, da Morgoth a Sauron, dai Nazgul agli orchi.

Nel libro si cita anche la strumentalizzazione musicale operata da alcuni gruppi legati al National Socialist Black Metal e addirittura in area russa si arriva alla pubblicazione, da parte di Natal’ja Vasil’eva (in arte “Nienna”) del “Libro nero di Arda” in cui la storia del Silmarillion viene rivista dalla parte di Melkor/Morgoth.

E’ chiaro che Tolkien, conservatore e cattolico, avrebbe condannato senza se e senza tutto ciò che il metal estremo ha proposto ma probabilmente anche tutto il resto, se consideriamo che già non sopportava i Beatles.

Giunti a questo punto del libro ci si imbatte nella prima band di valore mastodontico per il Tolkien Metal; parliamo degli Summoning di Silenius e Protector che hanno legato indissolubilmente tutte le loro release (salvo pochissime canzoni) al mondo creato dallo scrittore inglese. Al gruppo austriaco viene dedicata una sezione ampia e molto approfondita comprendente anche l’analisi dei testi di molte canzoni ed un’intervista a Silenius estremamente interessante e completa.

A seguire si affronta ciò che è stato il black dopo l’avvento dei Summoning e quindi si racconta di tutti i gruppi che in varia misura ne hanno subito l’influenza; per citarne alcuni potremmo elencare Hithlum, Durthang, Black Jade oppure i più interessanti Moongates Guardian che pure hanno dedicato tutta la loro discografia a Tolkien o gli ipnotici e affascinanti Emyn Muil, one-man-band dell’italiano Saverio Giove che ha realizzato nel 2013 “Turin Turamber Dagnir Glaurunga” ossia un concept dedicato al tormentato figlio di Hurin.

Passando quindi attraverso death metal e viking e citando ancora gruppi importanti si arriva ad un altro mostro sacro del Tolkien Metal ossia i Blind Guardian. Anche alla band tedesca, che ha realizzato (fra le tantissime altre cose) il concept “Nightfall In Middle-Earth” viene dedicata un’analisi completa e profonda ed un’intervista altrettanto eccellente al singer e compositore principale dei testi Hansi Kursch.

Si ricordano poi i numerosissimi gruppi che hanno proposto testi tolkieniani in ambito power metal, da Isengard a Excelsis, dai russi Epidemia ai Freternia, dai Nightwish ai Cross Borns, dai Drakkar ai Wuthering Heights, dai Luca Turilli’s Rhapsody ai Wind Rose, ecc. Si evince quindi come il mondo di Arda abbia notevolmente influenzato il power metal fino alla sua sublimazione nel fantasy metal ed in gruppi come gli ottimi Battlelore (anche per loro sezione ampia ed approfondita) che pure hanno dedicato la loro carriera alle opere di Tolkien, o ancora ai Numenor ed Avathar.

In coda al libro si aggiungono alcuni brevi capitoli dedicati a tematiche differenti; in particolare ricordiamo quello sull’influenza nel metal e nel progressive delle opere di C. S. Lewis (sia il mondo di Narnia che la trilogia fantascientifica che ha come fulcro “Perelandra”), grande amico di Tolkien e membro degli Inklings.

In conclusione non possiamo che consigliare vivamente “J.R. R. Tolkien il signore del metallo” di Stefano Giorgianni, opera perfetta per tutti i lettori del creatore di Eä e gli ascoltatori del metal (in tutti i suoi numerosi generi e sottogeneri); questo libro è un lavoro mastodontico e imprescindibile che rende evidente (anche fisicamente) il peso e l’importanza dello scrittore inglese nel mondo della musica moderna.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Tsunami edizioni

Anno: 2017


Sito Web: http://www.tsunamiedizioni.com/

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  1. Den

    Spero nel libro venga citato pure il miglior black Tolkeniano (e tra l’altro pure made in Italy!): Nazgul – De Expugnatione Elfmuth <3

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