Hammercult – Recensione: Steelcrusher

Giungono al secondo album sulla lunga distanza gli israeliani Hammercult, “Steelcrusher” è un concentrato di Thrash Metal Old School, imbastardito da elementi Death/Hardcore che rendono questo un prodotto che, sebbene dannatamente legato al passato, comunque proiettato verso qualcosa di più fresco e moderno.

Nell’anima della band rivivono i vari Kreator, Sodom, Venom, Mercyful Fate ed Anthrax, tanto per citarne alcuni, i tredici brani che compongono la tracklist scorrono via velocemente e coprono una durata di quarantatré minuti, tutti tirati al massimo fino all’ultimo secondo. In nessun frangente si trova il tempo per respirare, se non durante l’intro “Hymn To The Steel”, brano dai toni epici, quasi medievali, un minuto e mezzo di atmosfera che scaraventa l’ascoltatore in un vortice di metallo pesante che inizia a grondare sin dalla titletrack “Steelcrusher”.

La voce di Yakir Shochat appare subito infernale, uno screaming ruvido che si alterna a cori in stile Hardcore, le chitarre di Arie Aranovich e Guy Ben David sciorinano riff granitici e passaggi dai toni più orchestrali.

“Metal Rules Tonight” è un inno al Thrash Metal, con influenze al limite del Punk, una miscela esplosiva che lascia frastornati e disorientati: a destare meraviglia è senza ombra di dubbio il drumming possente ed ipervitaminizzato di Maayan Henik, un’autentica macchina da guerra che tormenta incessantemente ogni parte della sua batteria, anche se dal suo stile si evince che non è la varietà di ritmica e soluzioni il punto forte della band.

Tra le altre occorre citare “We Are The People”, traccia dai contorni marcatamente Hardcore/Punk, mantenendo comunque intatta l’anima Thrash della band di Tel Aviv, e nel cui mezzo trova spazio uno stacco dal groove trasbordante, seguito da un assolo al fulmicotone, opera della guest appearance di Andreas Kisser dei Sepultura. Occorre spendere due parole anche sull’aspetto chitarristico: i nostri fanno ampio uso di Power Chords e tirano su un wall of sound davvero imponente, imbastendo però anche ambientazioni più ariose ed articolate, come il chorus di “Burning The Road”, oltre ad assoli azzeccati e mai invasivi, veloci al punto da conferire ancora più dinamismo alle tracce.

Come già detto “Steelcrusher” non è l’album che rivoluzionerà il panorama Metal mondiale, ma tutti gli amanti del “pedal to the Metal” troveranno beats per il loro headbanging.

Voto recensore
7
Etichetta: SPV

Anno: 2014

Tracklist:

01. Hymn To The Steel (Intro)
02. Steelcrusher
03. Metal Rules Tonight
04. Into Hell
05. We Are The People
06. Burning The Road
07. Ironbound
08. Unholy Art
09. Satanic Lust
10. Liar
11. Damnation Arise
12. Heading For War
13. In The Name Of The Fallen


Sito Web: http://hammercult.com/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login