Starbreaker – Recensione: Starbreaker

Nuovo progetto per Tony Harnell, cantante che ci ha sempre abituati a delle performance impeccabili, partecipando a numerosi capolavori del passato e del presente dell’hard rock melodico. Va detto subito che questo ‘Starbreaker’, uno degli album più attesi di questo inizio anno, pur essendo decisamente buono non è un lavoro memorabile. In particolare non convince la produzione, cosa piuttosto strana se si considera che ad occuparsene c’è Fabrizio Grossi, uno dei professionisti più richiesti del momento. Il lavoro di chitarra, invece, opera di Magnus Karlsson (Last Tribe), è piuttosto efficace: da segnalare che il chitarrista svedese ha preso parte, anche in fase compositiva, all’album di Lande e Allen in uscita a breve.

Quanto al tipo di musica proposto, si tratta di qualcosa di decisamente aggressivo, che non solo è agli antipodi di quanto fatto da Harnell con i Morning Wood, ma è anche molto più heavy del sound dei TNT. Non c’è che dire, il cantante americano dimostra grande versatilità, anche se la sua voce cristallina non sempre è supportata da pezzi ed esecuzioni di prim’ordine.

Si parte con il freno a mano tirato, ma la diretta ‘Lies’ mette subito pace fra l’ascoltatore e gli Strabreaker. L’epica ‘Break My Bones’ è addirittura eccellente, soprattutto nel chorus, ma anche in un pezzo così valido il suono non esce potente come potrebbe. Molto meno convincente è ‘Crushed’, mentre funziona alla grande la power ballad ‘Days Of Confusion’: in effetti è quando i pezzi si fanno più cadenzati che Harnell mostra di poter dare il meglio di sé, pur cavandosela egregiamente anche negli altri. Dopo la buona ‘Transparent’, un’ipnotica linea di basso porta fin nel cuore della non trascendentale ‘Light At The End Of The World’. Si prosegue con ‘Cradle To The Grave’ e l’intrigante ‘Underneath A Falling Sky’, con un avvolgente gioco di tastiere che permea il pezzo, prima che questo esploda in un chorus di grande presa emotiva. Dopo ‘Turn It Off’ e la strumentale ‘Dragonfly’, quasi irritante nel suo sterile tecnicismo, l’album si chiude con la semplice ma efficace ‘Save Yourself’.

La sostanza, però, rimane quella di un lavoro riuscito a metà a livello compositivo, con alcuni grandi pezzi (un paio memorabili) ma altrettanti filler, e caratterizzato purtroppo da una produzione sorprendentemente non all’altezza. Il giudizio globale rimane comunque positivo, ma se si pensa a quello su cui ha messo la voce Tony Harnell in carriera c’è di che mangiarsi le mani.

Voto recensore
6
Etichetta: Frontiers

Anno: 2005

Tracklist: 01. Die For You
02. Lies
03. Break My Bones
04. Crushed
05. Days Of Confusion
06. Transparent
07. Light At The End Of The World
08. Cradle To The Grave
09. Underneath A Falling Sky
10. Turn It Off
11. Dragonfly
12. Save Yourself

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